In sintesi

Contro l'acqua che scende dal versante, tutto quello che si fa davanti a casa arriva in ritardo: li l'acqua ha già preso velocità. Il lavoro che funziona e a monte, con una canaletta di guardia scavata dove il pendio è ancora dolce. E vanno considerate due acque diverse: quella che scorre in superficie, che si ferma con la canaletta, e quella che cammina dentro il terreno, che serve un dreno interrato. La domanda che decide tutto resta una: dove va a finire l'acqua raccolta.

Ci sono case che dopo ogni temporale hanno lo stesso identico problema: l'acqua arriva da sopra, corre nel prato o lungo la strada, e si ferma contro il muro di monte. Il proprietario allarga il tombino, mette una griglia più grande, rialza il gradino della porta. Il temporale dopo ricomincia.

Il motivo è semplice e quasi nessuno lo dice: tutti quei rimedi lavorano dove l'acqua e già arrivata. A quel punto ha preso velocità, ha raccolto terra e foglie, e nessuna griglia riesce a inghiottirla tutta.

Il lavoro che funziona si fa dalla parte opposta: sopra la casa, prima che l'acqua parta. Si chiama canaletta di guardia, o fosso di guardia, ed è una delle opere più vecchie e più efficaci che esistano.

Cos'è una canaletta di guardia

È uno scavo, in genere a sezione trapezia, realizzato nella parte più pianeggiante a monte del pendio. Ha un compito solo: raccogliere l'acqua che scende dal versante e portarla via lateralmente, invece di lasciarla correre lungo la china.

La ragione tecnica sta in una cosa che si vede a occhio: l'acqua che scorre su un pendio accelera man mano che scende, e più va veloce più erode. Un rivolo che a monte muoveva qualche foglia, dopo trenta metri di pendenza porta via la terra e scava un solco. Intercettarla in alto significa fermarla quando è ancora lenta e innocua.

Per questo la canaletta si mette dove il pendio è ancora dolce, non subito sopra la casa. Metterla a due metri dal muro serve a poco: lì l'acqua arriva già lanciata e in parte la scavalca.

Sezione di un versante con la casa in basso. L'acqua di pioggia scende lungo il pendio. La canaletta di guardia, scavata più in alto dove il pendio è ancora dolce, la intercetta e la porta di lato fino a uno scarico, invece di lasciarla arrivare contro il muro di monte della casa. Un dreno interrato raccoglie separatamente l'acqua che cammina dentro il terreno.casapioggia sul versantecanaletta di guardiaverso lo scaricoSi intercetta a montedove il pendio è ancora dolce e l'acqua è lentaPortata di lato, a uno scaricomai fatta finire davanti a casaIl dreno interrato è un'altra cosaraccoglie l'acqua che cammina dentro il terrenoarrivata al muro, qualunque rimedio è in ritardo
L'acqua si ferma a monte, prima che prenda velocità. Una volta arrivata al muro di casa, qualunque rimedio è in ritardo.

Le due acque, che sono due problemi diversi

Su un versante l'acqua arriva in due modi, e confonderli è l'errore che manda a vuoto metà dei lavori.

L'acqua di scorrimento è quella che vedi: corre in superficie durante e subito dopo la pioggia. Si intercetta con la canaletta, che è un'opera superficiale e visibile.

L'acqua sotterranea non la vedi: cammina dentro il terreno, più lentamente, e arriva anche giorni dopo. È quella che fa apparire il muro bagnato quando ha smesso di piovere da un pezzo, o che riempie lo scavo che avevi lasciato asciutto la sera prima.

Contro la seconda la canaletta non può niente, perché l'acqua le passa sotto. Serve un dreno interrato, cioè un tubo microforato avvolto in tessuto non tessuto, posato in una trincea riempita di ghiaia lavata, sempre a monte di ciò che si vuole proteggere.

Nella maggior parte dei casi che vediamo su una casa in pendenza servono tutte e due, ed è il motivo per cui gli interventi fatti a metà non risolvono: si mette la canaletta e resta l'umidità, oppure si mette il dreno e al primo acquazzone l'acqua superficiale lo scavalca.

Dove va a finire l'acqua raccolta

È la domanda che decide se il lavoro dura o è stato buttato, ed è la stessa che vale per ogni drenaggio.

La canaletta e il dreno devono portare l'acqua fuori, in un punto più basso e stabile: un fosso esistente, un impluvio naturale, un pozzo perdente dimensionato, la rete delle acque bianche dove esiste e dove è consentito allacciarsi.

Quello che non si può fare, ed è la scorciatoia più frequente, è scaricare sul terreno del vicino. Non è una questione di educazione: convogliare acqua sul fondo altrui espone a contestazioni serie, e succede regolarmente proprio dopo i lavori fatti in fretta.

L'altra cosa da non fare è mandare tutta l'acqua raccolta in un punto solo senza dissiparne l'energia. Una canaletta lunga concentra molti metri cubi in uno sbocco: se quello sbocco è un prato, in due anni si ritrova un cratere e il problema si è spostato più in basso.

Perché si intasa, e cosa cambia se è fatta bene

La critica più comune alle canalette è che si riempiono di foglie e terra e smettono di funzionare. È vera, ed è quasi sempre colpa di due scelte fatte in fase di lavoro.

La prima è la pendenza. Una canaletta troppo piatta lascia depositare quello che trasporta: il fondo si alza, la sezione si riduce e alla prima pioggia forte tracima. Una troppo ripida invece scava se stessa. La pendenza giusta è quella che tiene l'acqua in movimento senza farle prendere velocità.

La seconda è il monte scoperto. Se sopra la canaletta c'è terreno nudo, quella terra finisce dentro. Un versante inerbito manda giù molta meno terra di uno lavorato o appena movimentato, e questo cambia la manutenzione da annuale a quasi nulla.

Un fosso di guardia fatto con la sezione giusta e la pendenza giusta, con il monte coperto di erba, chiede una passata all'anno per togliere le foglie. Non è manutenzione zero, ma è poco rispetto a quello che evita.

Quando conviene farla, e quando invece no

Conviene quando il versante sopra casa e lungo, quando l'acqua arriva sempre dallo stesso lato e quando il problema si ripete a ogni pioggia importante. In quei casi è il primo lavoro da fare, prima ancora di toccare il muro o la cantina.

Non conviene, o meglio non basta, quando l'acqua non viene dal versante ma dalla casa stessa: pluviali che scaricano a terra vicino al muro, terrazzi senza scarico, piazzali senza pendenza. Li la canaletta non risolve niente, perché il problema è nato dentro il perimetro.

Il modo per capire quale dei due casi è, senza attrezzatura, e guardare durante un temporale. Suona banale ed è la cosa più utile: dieci minuti sotto la pioggia dicono più di qualunque sopralluogo fatto col sole. Dove arriva l'acqua, da che parte, se scorre in superficie o affiora dal terreno.

Gli errori che vediamo più spesso su un versante

La canaletta messa troppo vicino a casa. È l'errore numero uno e nasce da un ragionamento sensato: proteggo dove ho il problema. Ma a due metri dal muro l'acqua arriva già veloce, in parte scavalca la sezione e in parte la riempie di materiale. La linea giusta sta dove il pendio si addolcisce, spesso molto più su di quanto si pensi.

Lo scarico che finisce in un punto qualsiasi. Una canaletta lunga raccoglie l'acqua di un versante intero e la concentra in uno sbocco solo. Se quello sbocco non è preparato, in due stagioni ci si ritrova una buca e il problema spostato più a valle, magari sul terreno di qualcun altro.

Il dreno posato senza filtro. Il tubo microforato senza tessuto non tessuto intorno, o annegato in ghiaia sporca, si intasa di terra fine nel giro di poche stagioni. Da fuori sembra tutto a posto e intanto non drena più niente.

Il rinterro fatto con la terra scavata. Vale per la canaletta come per ogni drenaggio: la terra fine si ricompatta e impedisce all'acqua di raggiungere il tubo. Serve ghiaia lavata.

Confondere il problema con il sintomo. Se l'acqua entra in garage, la tentazione è alzare la soglia. Ma se quell'acqua arriva da un versante di cinquanta metri, la soglia la ferma solo finché non piove più forte. Il lavoro va fatto dove l'acqua nasce, non dove finisce.

Il vincolo che quasi nessuno considera

Una canaletta è uno scavo, e uno scavo su un versante cambia il modo in cui l'acqua si muove nel terreno. Non è un lavoro di giardinaggio.

Su terreni sottoposti a vincolo idrogeologico i movimenti di terra che modificano l'assetto delle acque rientrano fra gli interventi da autorizzare, e questo vale ancora di più in Valle d'Aosta e nell'entroterra ligure, dove il vincolo copre superfici enormi. Prima di scavare si verifica dove ricade la particella, e non è una verifica che si fa a occhio.

Poi c'è la terra che esce. Anche una canaletta modesta produce metri cubi di materiale, e se quel materiale lascia il cantiere va gestito come previsto dalla norma, con la dichiarazione trasmessa almeno quindici giorni prima dell'inizio dei lavori.

Come lo affrontiamo noi

Il sopralluogo su un versante comincia sempre dall'alto, non dalla casa. Si sale, si guarda da dove arriva l'acqua e si cerca il punto in cui il pendio si addolcisce: quella è la linea della canaletta.

Poi si cerca lo sbocco. Se non c'è un punto più basso dove mandare l'acqua, il progetto cambia in partenza e va detto subito: è la cosa che distingue un preventivo serio da un numero buttato.

Infine si guarda l'accesso. Su un versante il mezzo grande spesso non sale, e dove sale non gira. Con una macchina piccola e cingolata si arriva anche su pendenze scomode, e si lavora sulla linea giusta invece che dove capita.

La cosa che chiediamo sempre, prima ancora del sopralluogo, è una foto durante o subito dopo un temporale. Vale più di dieci foto fatte col sereno.

Domande Frequenti

Cos'e esattamente una canaletta di guardia?

E uno scavo, di solito a sezione trapezia, realizzato nella parte più pianeggiante a monte di un pendio. Serve a intercettare l'acqua che scenderebbe lungo il versante e a portarla via lateralmente, prima che prenda velocità ed eroda. Si mette in alto, dove il pendio è ancora dolce: metterla a ridosso della casa serve a poco, perché lì l'acqua arriva già lanciata.

Ho già messo un tombino più grande davanti a casa e non è servito. Perché?

Perché lavora dove l'acqua e già arrivata. A quel punto ha preso velocità e trasporta terra e foglie: nessuna griglia riesce a inghiottirla tutta e in più si intasa proprio quando serve. L'intervento efficace si fa a monte, dove l'acqua è ancora lenta.

Mi serve la canaletta o il drenaggio interrato?

Sono due cose per due acque diverse. La canaletta ferma l'acqua che scorre in superficie durante la pioggia. Il dreno interrato intercetta quella che cammina dentro il terreno e che arriva anche giorni dopo, quella che bagna il muro quando ha smesso di piovere. Su una casa in pendenza servono quasi sempre tutti e due: fatto solo uno dei due, il problema si ripresenta.

Posso scaricare l'acqua raccolta nel terreno del vicino?

No, ed è la scorciatoia che crea più contenziosi. Convogliare acqua sul fondo altrui espone a contestazioni serie, e capita regolarmente proprio dopo lavori fatti in fretta. Lo sbocco va cercato in un punto più basso della tua proprietà, in un fosso esistente, in un pozzo perdente dimensionato o nella rete delle acque bianche dove e consentito.

E vero che le canalette si intasano e vanno pulite di continuo?

Si intasano quando sono fatte male. Le due cause sono la pendenza sbagliata, che fa depositare il materiale trasportato, e il terreno nudo a monte, che manda giù terra a ogni pioggia. Con la sezione giusta, la pendenza giusta e il versante inerbito sopra, basta una passata all'anno per le foglie.

Serve un permesso per scavare una canaletta?

Va verificato prima, perché uno scavo che modifica il modo in cui l'acqua si muove nel terreno non è un lavoro di giardinaggio. Sui terreni in vincolo idrogeologico i movimenti di terra che cambiano l'assetto delle acque rientrano fra gli interventi da autorizzare, e in Valle d'Aosta e nell'entroterra ligure il vincolo copre superfici molto ampie. In più, se la terra scavata esce dal cantiere, va gestita con la dichiarazione da trasmettere almeno quindici giorni prima.