Un muro interrato non e semplicemente bagnato: e sotto la spinta dell'acqua nel terreno. Per questo i prodotti stesi dall'interno si staccano a bolle o spostano il problema altrove. Il lavoro che dura si fa da fuori: scavo fino alla fondazione, guaina risvoltata sotto e sopra, membrana bugnata con le bugne verso terra, tubo drenante in pendenza e ghiaia lavata. E la domanda che decide tutto e una sola: dove va a finire l'acqua che il drenaggio raccoglie.
Il garage interrato ha una parete che d'inverno diventa scura. La cantina ha quell'alone che parte dal pavimento e sale di venti centimetri. Il locale sotto casa sa di chiuso anche se lo arieggi.
Quello che quasi tutti fanno, a quel punto, è comprare un prodotto da mettere da dentro. Vernice impermeabilizzante, intonaco osmotico, pannello isolante. È la cosa più logica del mondo, perché il muro lo vedi da lì. Ed è anche il motivo per cui il problema torna.
Perché da dentro non funziona
Un muro controterra non è bagnato: è sotto pressione. La terra che ha addosso, quando si carica d'acqua, spinge contro la parete con una forza che aumenta con la profondità. Quell'acqua cerca una via e la trova nei punti deboli: le riprese di getto, i giunti, le microfessure, il punto dove il muro appoggia sulla fondazione.
Se metti una barriera dal lato interno, non togli la spinta: la fermi un centimetro più avanti. L'acqua continua ad arrivare con la stessa forza e adesso preme contro il tuo strato nuovo, da dietro. Un rivestimento incollato al muro dal lato sbagliato ha contro tutta la pressione, e prima o poi si stacca a bolle.
E se anche tenesse, l'acqua che non esce più da quel punto esce da un altro: dal pavimento, dall'angolo, dal muro di fianco. Chi ha impermeabilizzato una parete di cantina da dentro spesso racconta esattamente questo, che il problema si è spostato.
Come si fa dall'esterno, nell'ordine giusto
Il lavoro corretto è uno scavo, ed è per questo che lo facciamo noi e non un imbianchino.
Si scava il perimetro fino alla quota della fondazione. Non a mezza altezza: se ti fermi prima, l'acqua entra da sotto il punto dove hai finito e hai buttato via il lavoro. Lo scavo va spinto fino a scoprire l'appoggio, ed è la parte che richiede attenzione perché si sta lavorando sotto il piano di appoggio di un edificio.
Si pulisce il muro e si chiudono i difetti. Nidi di ghiaia, riprese di getto aperte, giunti vuoti: la guaina non tappa i buchi, li segue. Se il supporto è sconnesso, si stucca prima.
Si stende la guaina impermeabile, risvoltata sotto, sulla fondazione, e sopra fino a superare il livello del terreno finito. È il dettaglio che fa la differenza fra un lavoro che dura e uno che perde dal bordo: se la guaina finisce sotto il piano di campagna, l'acqua superficiale entra sopra di lei.
Sopra la guaina va la membrana bugnata, quella con le bugne a forma di uovo. Non è impermeabilizzante, è protettiva: crea un'intercapedine dove l'acqua scende invece di premere, e ripara la guaina dai sassi del rinterro. Le bugne vanno rivolte verso terra, non verso il muro, e questo è l'errore più comune quando la posa la fa qualcuno che non l'ha mai fatta.
In basso si posa il tubo drenante microforato, su un letto di ghiaia, in pendenza, avvolto nel tessuto non tessuto perché non si intasi di terra fine. Il tubo raccoglie l'acqua che scende lungo la parete e la porta via.
Si rinfianca con ghiaia lavata, non con la terra di risulta. La ghiaia lascia scendere l'acqua fino al tubo. La terra fine no: si compatta, trattiene e vanifica tutto il resto.
La domanda che quasi nessuno fa
Dove va a finire l'acqua che il tubo raccoglie?
È la domanda più importante di tutto il lavoro, e viene saltata spessissimo. Un drenaggio che non ha uno sbocco non è un drenaggio: e una vasca. Riempie la ghiaia, si satura, e nel giro di due stagioni il muro torna esattamente come prima, con l'aggravante che hai speso i soldi dello scavo.
Lo sbocco può essere un punto più basso del terreno, un pozzo perdente dimensionato, un fosso, la rete delle acque bianche dove esiste ed è consentito allacciarsi. Ma deve esistere, deve stare più in basso del tubo e deve restare libero nel tempo.
Quando facciamo un sopralluogo per un muro controterra, la quota di sbocco la cerchiamo prima ancora di guardare il muro. Se non c'è un punto più basso dove mandare l'acqua, il progetto cambia e va detto subito, non a scavo aperto.
Quando invece si può lavorare da dentro
Sarebbe disonesto dire che da dentro non si fa mai niente. Ci sono casi in cui non c'è alternativa, e sono quelli in cui fuori non si arriva: il muro confina con la proprietà del vicino, sopra c'è una strada, l'accesso è impossibile anche per un mezzo piccolo.
In quei casi si lavora dall'interno sapendo che si sta scegliendo il male minore, con sistemi pensati per resistere alla pressione da tergo e con la consapevolezza che l'umidità nel muro resta. Cambia anche l'obiettivo: non si asciuga la muratura, si rende utilizzabile il locale.
La cosa che non va fatta è sceglierlo per risparmiare quando fuori si potrebbe arrivare. Costa meno oggi e ricomincia fra due anni.
Il problema dell'accesso, e come si risolve
Lo scavo perimetrale intorno a una casa è uno dei lavori dove il mezzo giusto conta di più. Serve scavare stretti, a ridosso del muro, spesso in un cortile chiuso o in un passaggio fra due case.
Con un escavatore da cantiere quello spazio non si lavora: non entra, e anche entrando non gira. La conseguenza pratica e che il lavoro viene proposto a mano, con tempi e costi che raddoppiano, oppure non viene proposto affatto.
Con una macchina piccola si passa da un cancello, si lavora a filo del muro e si sposta terra a ritmo di macchina invece che di pala. È la stessa ragione per cui certi lavori intorno a casa sembrano impossibili finché non arriva qualcuno con il mezzo adatto.
Quanto tiene aperto lo scavo
Una cosa da mettere in conto prima di cominciare: il perimetro resta aperto per giorni, e in quei giorni la casa è più vulnerabile, non meno.
Uno scavo aperto raccoglie l'acqua piovana e la porta proprio dove non deve andare, contro la fondazione. Per questo il fondo va tenuto in pendenza verso un punto di raccolta fin dal primo giorno, e se è prevista pioggia forte si copre.
Ed è anche il motivo per cui questo lavoro non si fa in qualunque stagione. In pianura la finestra buona è larga, in montagna no: con il terreno gelato non si scava, e con la neve addossata al muro non si rinterra.
Gli errori che vediamo più spesso
Il rinterro fatto con la terra tirata fuori. È la tentazione più forte perché la terra è lì e non costa niente. Ma la terra fine si ricompatta, trattiene l'acqua contro la parete e annulla guaina, membrana e tubo. Il rinfianco va fatto con ghiaia lavata, e la terra di risulta va usata altrove o portata via.
Il tubo posato in piano. Un drenante senza pendenza raccoglie e basta: l'acqua ristagna dentro, il tubo si sedimenta e in due anni è pieno di limo. La pendenza va data e va verificata prima di coprire, non a occhio.
Il tessuto non tessuto dimenticato. Sembra un dettaglio da niente ed è quello che decide la durata: senza il filtro, la terra fine entra nei fori del tubo e lo chiude. Il tubo va avvolto, e la ghiaia va lavata, non di cava sporca.
La guaina che finisce sotto terra. Se il risvolto superiore si ferma sotto il livello del terreno finito, l'acqua che scorre in superficie entra sopra il bordo e scende dietro la guaina. Va sempre portata più su della quota finale, e protetta al bordo.
Scoprire tutto il perimetro in una volta. Su edifici vecchi, con fondazioni poco profonde, tenere scoperto tutto il giro contemporaneamente non è prudente. Si lavora per tratti, si chiude e si passa al successivo.
Cosa serve sapere prima di chiedere un prezzo
Per dare un numero che valga qualcosa ci servono quattro informazioni, e le prime tre le puoi mandare tu con il telefono.
Quanti metri di muro sono interessati, e su quanti lati della casa. Quanto è profondo, cioè quanti metri ci sono fra il piano di calpestio esterno e il pavimento del locale interrato. Com'è l'accesso, con una foto del passaggio più stretto fra la strada e il punto da scavare.
La quarta la verifichiamo noi in sopralluogo, ed è dove scaricare il drenaggio. Senza quella, qualunque preventivo è un numero scritto sulla fiducia.
Come capire se il tuo caso e questo
Tre segnali dicono che il problema viene da fuori e non da dentro.
La macchia peggiora dopo la pioggia, non tutto l'anno. La risalita capillare è costante, la spinta laterale segue il meteo con qualche giorno di ritardo.
L'acqua entra a una quota precisa, spesso all'attacco fra muro e pavimento o lungo una linea orizzontale. Quella linea è quasi sempre una ripresa di getto.
Fuori, a quell'altezza, c'è terra. Sembra ovvio e invece è la verifica che nessuno fa: si esce, si misura dove arriva il terreno rispetto al pavimento interno, e nella maggior parte dei casi la risposta è li.
Domande Frequenti
Si può, ma solo come male minore quando dall'esterno non si arriva, per esempio se il muro confina con il vicino o con una strada. Un rivestimento posato dal lato interno ha contro tutta la spinta dell'acqua e tende a staccarsi a bolle, e l'umidità che non esce da li esce dal pavimento o dall'angolo. Se fuori si può scavare, si scava.
Fino alla quota della fondazione. Fermarsi a mezza altezza e lo spreco più comune: l'acqua entra da sotto il punto dove hai smesso e il lavoro non serve a niente. Per lo stesso motivo la guaina va risvoltata anche sopra, fino a superare il livello del terreno finito, altrimenti l'acqua superficiale entra dal bordo.
Non impermeabilizza, protegge. Crea un'intercapedine in cui l'acqua scende verso il tubo drenante invece di premere sul muro, e ripara la guaina dai sassi del rinterro. Le bugne vanno rivolte verso la terra, non verso il muro: montata al contrario funziona molto peggio, ed è un errore frequente.
E la domanda più importante e la più saltata. Serve uno sbocco reale e più basso del tubo: un punto più basso del terreno, un pozzo perdente dimensionato, un fosso, o la rete delle acque bianche dove e consentito. Senza sbocco la ghiaia si satura e in due stagioni si torna al punto di partenza. Noi la quota di scarico la cerchiamo prima di guardare il muro.
Con un mezzo piccolo di solito si. Lo scavo perimetrale va fatto a ridosso del muro, in spazi dove un escavatore da cantiere non entra e comunque non girerebbe. È il caso classico in cui la macchina compatta non è un ripiego ma l'unico modo per fare il lavoro a macchina invece che a mano.
Fuori dai mesi di gelo e possibilmente non nel periodo più piovoso. Lo scavo resta aperto per giorni e uno scavo aperto raccoglie acqua proprio contro la fondazione: va tenuto in pendenza verso un punto di raccolta e coperto se arriva un temporale. In montagna la finestra utile e più stretta, perché con il terreno gelato non si scava e con la neve contro il muro non si rinterra.