In sintesi

Un pilastro che pende ha quasi sempre una fondazione insufficiente per il terreno su cui poggia. I plinti isolati, cioè i blocchi di calcestruzzo sotto ogni pilastro, hanno un'area di appoggio ridotta e una limitata capacità di distribuire il carico: basta una variazione locale della portanza del terreno perché uno dei due scenda più dell'altro. Raddrizzarlo senza rifare la fondazione significa rifarlo di nuovo tra due anni.

Il cancello ha cominciato a strisciare. Poi non si chiude più bene. Poi guardi il pilastro da lontano e ti accorgi che pende verso l'interno, o verso valle.

È una delle chiamate più frequenti che riceviamo, e quasi tutti la presentano come un problema del cancello. Non lo è. Il cancello è solo lo strumento di misura che ti sta dicendo che il pilastro si è mosso di qualche centimetro, cosa che a occhio nudo su un elemento verticale alto due metri è difficilissima da vedere.

Perché Cede un Pilastro e Non il Muro Accanto

La ragione è strutturale ed è la stessa che vale per gli edifici. Le fondazioni puntuali a plinti isolati hanno una limitata capacità di redistribuire le tensioni nel terreno: quando la portanza cambia da un punto all'altro, la ridotta area di impronta del plinto favorisce l'innesco di cedimenti differenziali.

Tradotto: un muro continuo appoggia su una fondazione lunga, e se un tratto di terreno è più debole il muro fa da ponte. Un pilastro appoggia su un quadrato di mezzo metro per mezzo metro, e se sotto quel quadrato il terreno cede, non c'è niente che lo trattenga. Per questo cede il pilastro e non la recinzione accanto.

Causa Come si riconosce Frequenza in collina
Fondazione troppo piccola o assente Il pilastro pende dall'inizio, peggiora lentamente e costante Molto comune
Fondazione sopra la profondità del gelo Il movimento è stagionale, peggiora dopo gli inverni rigidi Comune
Terreno di riporto non compattato Cedimento nei primi anni dopo la costruzione, poi si stabilizza Comune nelle lottizzazioni
Acqua che dilava sotto la fondazione Peggiora dopo le piogge forti, spesso c'è erosione visibile Molto comune su pendio
Spinta del terreno a monte Il pilastro pende verso valle, spesso insieme al muro di recinzione Tipica dei versanti
Radici di alberi vicini Sollevamento invece che cedimento, con crepe che si aprono in alto Comune con alberi ad alto fusto

Come capire in due settimane se il movimento è finito o è in corso

È la domanda che decide se puoi programmare il lavoro o devi farlo subito, e la risposta si ottiene senza strumenti. Metti un filo a piombo dalla cima del pilastro e segna con un pennarello indelebile dove cade rispetto alla base. Fotografa con la data. Ripeti dopo un mese, e soprattutto dopo la prima pioggia forte.

Se il segno non si è spostato, il cedimento è avvenuto e si è esaurito: il lavoro si può programmare con calma. Se si è spostato, il movimento è attivo, e in quel caso rifare solo il pilastro senza capire cosa lo muove è denaro buttato.

Come si Rifà, e Perché Raddrizzarlo Non Basta

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Capire su cosa poggia adesso

Si scava a fianco del pilastro fino a scoprire la fondazione esistente. Nella maggioranza dei casi si trova una delle tre situazioni classiche: un plinto molto più piccolo del necessario, un getto appoggiato su terreno di riporto, oppure niente del tutto, con il pilastro che parte direttamente dal terreno.

02

Verificare la profondità rispetto al gelo

Una fondazione che sta troppo in superficie subisce i cicli di gelo e disgelo del terreno, che la sollevano e la riabbassano ogni inverno. In collina, dove il terreno argilloso trattiene acqua, l'effetto è più marcato che in pianura. La nuova fondazione va portata sotto quella quota.

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Guardare da dove arriva l'acqua

Se il cedimento è dovuto a dilavamento, rifare la fondazione senza deviare l'acqua significa ripetere il lavoro. Su un accesso in pendenza l'acqua che scende dal vialetto si concentra proprio ai lati, cioè dove stanno i pilastri. Serve una canaletta o una modifica delle pendenze.

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Nuova fondazione dimensionata sul terreno vero

Si getta un plinto con area di appoggio adeguata alla portanza effettiva, non a quella che si presume. Se i due pilastri sono vicini e il terreno è dubbio, conviene collegarli con una trave di fondazione: costa poco di più e toglie di mezzo il problema del cedimento differenziale.

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Ricostruire, non raddrizzare

Un pilastro in muratura o in blocchi che si è inclinato ha quasi sempre lesioni interne nei giunti, anche quando da fuori sembra intero. Raddrizzarlo tirandolo non ricompone quei giunti. Su elementi di questa dimensione conviene rifarlo, perché il costo della muratura è la parte piccola: quella cara è lo scavo e la fondazione, che devi fare comunque.

Attenzione se pende anche il muro di recinzione accanto

Se insieme al pilastro si sta muovendo anche un tratto di muro, o se il pilastro pende verso valle su un terreno in pendenza, il problema può non essere la fondazione ma il terreno stesso che si sta muovendo. È una situazione diversa e più seria, che va valutata da un tecnico abilitato prima di intervenire: rifare la fondazione di un pilastro su un versante in movimento non risolve niente e costa due volte.

Si può raddrizzare senza demolire?
Su pilastri piccoli a volte si tenta, ma raramente conviene. Un pilastro inclinato ha lesioni nei giunti di malta che non si richiudono raddrizzandolo, e soprattutto il problema resta sotto. Considerando che per intervenire sulla fondazione devi comunque scavare, ricostruire il pilastro incide poco sul totale.
Come faccio a sapere se sta ancora cedendo?
Con il filo a piombo e un pennarello: segna dove cade il piombo rispetto alla base, fotografa con la data, e ripeti dopo un mese e dopo la prima pioggia forte. Se il segno non si sposta, il cedimento si è esaurito. Se si sposta, il movimento è attivo e va capita la causa prima di rifare qualsiasi cosa.
Quanto deve essere profonda la fondazione di un pilastro?
Non esiste un numero valido ovunque: dipende dalla portanza del terreno, dal carico e dalla profondità a cui arriva il gelo in quella zona. Quello che si può dire è che va sotto la quota del gelo e sotto lo strato di terreno vegetale o di riporto, e che va dimensionata sul terreno reale, che si vede solo aprendo.
Perché succede più spesso in collina?
Per tre motivi che si sommano. I terreni della collina torinese sono marnosi e argillosi, quindi cambiano comportamento con l'acqua. I versanti convogliano l'acqua verso il basso e spesso proprio lungo gli accessi. E molte recinzioni sono state costruite su terreno riportato per creare il piano dell'accesso, che è il caso peggiore per una fondazione.
Il cancello automatico funziona ancora ma striscia. Posso solo regolarlo?
Puoi, ed è quello che fanno quasi tutti, ma è una misura temporanea che nasconde il sintomo. Se il pilastro continua a muoversi lo regolerai di nuovo tra sei mesi, e nel frattempo il motore lavora forzato. Prima di regolare conviene fare la prova del filo a piombo, che costa niente.
Serve una pratica edilizia?
Per il rifacimento della fondazione e la ricostruzione di un pilastro esistente nella stessa posizione e dimensione si ricade in genere nella manutenzione. Cambia se si sposta l'accesso o si modifica il passo carrabile sulla strada pubblica, che è un'autorizzazione diversa e va chiesta al Comune.

Fai la prova del filo a piombo e mandaci le due foto a distanza di un mese, insieme a una foto della base del pilastro. Con quelle ti diciamo se stai guardando un cedimento finito o un movimento ancora in corso, che sono due lavori diversi.

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