Scavi e Ristrutturazioni a Valtournenche

La valle che sale verso il Cervino: case di villeggiatura, accessi stretti nei borghi e una stagione di lavoro corta.

Valtournenche e chi ci vive

Valtournenche conta circa 2.225 abitanti distribuiti su una superficie molto ampia, con una densità di appena 19 abitanti per chilometro quadrato. È il dato che spiega tutto il resto: le case non sono raccolte in un paese, sono sparse in decine di frazioni che salgono lungo la valle fino al Breuil.

Le frazioni sono oltre cinquanta: Crétaz, Maën, Ussin, Singlin, Les Perrères, Cheneil, Promindot, Valmartin, per citarne alcune. Molte sono nuclei di poche case, raggiunte da strade strette che nascono come mulattiere e che non sono mai state allargate.

Questo, per chi ci deve lavorare, è il fatto centrale: a Valtournenche il problema non è quasi mai il lavoro in sé, è arrivare al punto dove il lavoro va fatto. Un mezzo da cantiere in molte di quelle frazioni semplicemente non entra.

Le famiglie residenti sono circa 957. Il resto del patrimonio edilizio è fatto di case che vengono aperte poche settimane l'anno, e questo cambia completamente il modo in cui i problemi vengono scoperti e affrontati.

Case Vuote per gran parte dell'anno

La Valle d'Aosta detiene il primato nazionale delle abitazioni non occupate: secondo i dati ISTAT relativi al 2023 sono quasi 77.000, il 56,1 per cento del totale. Più di una casa su due, in questa regione, non è abitata stabilmente.

In una località come Valtournenche, dove il turismo invernale ed estivo pesa moltissimo, quella percentuale è ancora più marcata. E ha una conseguenza pratica che vediamo su ogni cantiere: i danni non vengono scoperti quando accadono, ma mesi dopo.

Una perdita che parte a novembre viene trovata a Natale, se va bene, o a giugno se la casa si apre solo d'estate. Un muro che si muove a marzo, quando la neve si scioglie, lo si nota ad agosto quando ormai la crepa è larga. Uno scarico che si intasa in autunno allaga la cantina per tutto l'inverno senza che nessuno lo sappia.

Il modo di lavorare cambia di conseguenza. Su una casa abitata si interviene sul problema; su una casa chiusa si interviene sul problema e su tutto quello che il problema ha causato nei mesi in cui nessuno guardava.

Scavi e Terreno in quota

Lavorare sul terreno a queste altitudini ha vincoli che in pianura non esistono, e ignorarli significa rifare il lavoro.

La stagione comanda. Il terreno gelato non si scava, si rompe. E un rinterro fatto con terra gelata si assesta in primavera, quando il gelo si scioglie, lasciando vuoti e avvallamenti sotto quello che hai appena costruito. La finestra utile per un lavoro di movimento terra in quota è stretta, e va prenotata con mesi di anticipo.

L'acqua cammina nel versante. Su un pendio l'acqua non arriva solo dall'alto: scorre dentro il terreno e viene fuori dove il taglio la intercetta. Capita di aprire uno scavo asciutto e trovarlo bagnato il giorno dopo senza che sia piovuto. Quell'acqua va raccolta e portata via, altrimenti torna ogni anno contro quello che hai costruito.

La pendenza cambia le regole. Uno scavo in pendenza ha una sola parete che lavora, quella verso monte, e la fascia di terreno sopra il ciglio non va caricata con cumuli di terra né con mezzi. È la causa più frequente dei franamenti durante i lavori.

Cosa Serve prima di scavare

La Valle d'Aosta è una regione a statuto speciale e legifera in proprio sul territorio: chi applica le regole del Piemonte prende cantonate.

Per il vincolo idrogeologico la norma di riferimento è l'articolo 23 della legge regionale 3 del 2020. L'autorizzazione serve per i movimenti di terra che cambiano l'assetto idrogeologico o la destinazione originaria del territorio, e per le trasformazioni del bosco. Non è invece dovuta quando l'intervento ricade nelle zone già edificate o destinate all'edificazione, individuate dall'articolo 22 della legge regionale 11 del 1998.

La verifica si fa sulla particella catastale, incrociando la zona di piano regolatore con la cartografia del vincolo sul Geoportale regionale. Sono dieci minuti di lavoro per un tecnico, e decidono se il cantiere parte fra due settimane o fra due mesi.

Poi c'è la pratica che quasi tutti dimenticano: se la terra esce dal cantiere, va presentata la dichiarazione di utilizzo prevista dall'articolo 21 del d.P.R. 120 del 2017, al Comune e all'ARPA almeno quindici giorni prima dell'inizio dello scavo. Non il giorno prima. Quindici giorni.

Cosa Facciamo a Valtournenche

Interveniamo su scavi e movimento terra con mezzi che passano dove i mezzi da cantiere non entrano, su drenaggi e regimazione delle acque attorno agli edifici, su muri di sostegno e terrazzamenti, su vespai e risanamento di cantine umide, su pavimentazioni esterne, rampe e accessi carrai, e sulle opere edili che accompagnano questi lavori.

Non facciamo impianti a fune, non facciamo grandi opere e non facciamo l'installatore per conto terzi. Facciamo opere edili e coordiniamo gli specialisti quando servono, con un unico referente per il committente.

Veniamo da Chieri, in provincia di Torino, e questo lo diciamo apertamente. Per una distanza come questa prendiamo lavori che tengono occupata la squadra per un periodo continuativo, non interventi di uno o due giorni: sotto quella soglia il viaggio si mangia il lavoro e il prezzo non starebbe in piedi. Lo diciamo prima del sopralluogo, non dopo.

Pietra, Legno e quello che il tempo fa

Il costruito storico di questa valle è fatto di muratura in pietra a doppio paramento, con l'intercapedine riempita di pietrame minuto e terra, solai e strutture di tetto in legno, coperture in lose. È un sistema che ha funzionato per secoli e che ha una logica precisa: respira, si muove, si asciuga.

I problemi arrivano quasi sempre da interventi che quella logica l'hanno interrotta. Un intonaco cementizio steso su un muro in pietra impedisce all'umidità di uscire e la spinge verso l'interno. Un massetto in cemento su un terreno senza vespaio fa risalire l'acqua nelle murature. Una guaina messa dove serviva un drenaggio sposta il problema di due metri invece di risolverlo.

Sui muri controterra il meccanismo è sempre lo stesso: il terreno addossato alla muratura tiene l'acqua a contatto con la pietra, e la pietra la assorbe. Finché quel contatto resta, qualunque intervento fatto dall'interno è una medicazione, non una cura. La soluzione vera si fa da fuori, scavando: si libera il muro, lo si protegge, si mette un dreno alla base con la sua uscita, e si richiude.

È un lavoro che si vede poco e costa più di un'intonacatura, ma è l'unico che smette di ripresentarsi ogni primavera.

Cosa Chiediamo e perché

Prima di dare un numero facciamo tre domande, e non sono formalità: sono le informazioni senza le quali un preventivo è un'ipotesi.

Foglio e particella. Servono per verificare in che zona di piano regolatore ricade il terreno e se c'è vincolo idrogeologico. È la differenza fra un cantiere che parte fra due settimane e uno che parte fra due mesi.

Le foto dell'accesso. Il punto più stretto del percorso, con un metro o una scopa di traverso per dare la scala. L'ingresso visto da fuori, per capire la manovra. Sapere quanto misura il passaggio peggiore decide quale macchina portiamo, e a volte decide se il lavoro si può fare.

Dove va la terra. Se c'è spazio per tenerla in cantiere e riusarla, il lavoro costa meno. Se deve uscire tutta, trasporto e smaltimento sono una voce vera che va detta prima, non scoperta alla fine. Su uno scavo di casa può pesare quanto lo scavo stesso.

Con queste tre cose diamo una risposta seria. Senza, chiunque dia un prezzo lo sta inventando.

Come Segui il Lavoro se non sei qui

Con più di una casa su due non occupata stabilmente, il committente che non abita sul posto per noi è la normalità. Il metodo di lavoro è costruito su questo.

Prima di iniziare mettiamo per iscritto cosa viene fatto, con quali materiali e in quanto tempo. Non un preventivo generico, ma un documento che descrive l'intervento in modo che una persona non del mestiere capisca cosa succederà a casa sua.

Durante il cantiere mandiamo foto e video ogni settimana, e li mandiamo anche quando non c'è niente di bello da mostrare: uno scavo aperto, una parete puntellata, un ritardo per pioggia. Il committente lontano ha diritto di sapere anche le cose noiose.

Alla fine consegniamo la documentazione di quello che è stato fatto, comprese le foto delle parti che poi restano nascoste sotto il terreno o sotto il pavimento. Sono le uniche prove che quel lavoro esiste, e fra dieci anni serviranno a chi verrà dopo.

Gli Errori che vediamo più spesso

Su questo tipo di case gli errori si ripetono, e quasi sempre nascono dal voler risolvere in fretta un problema che chiedeva di essere capito.

Chiudere invece di drenare. Davanti a un muro umido la reazione istintiva è impermeabilizzare, intonacare, sigillare. Ma l'acqua che sta dentro una muratura deve uscire da qualche parte: se le chiudi la strada, se ne cerca un'altra, e di solito è più in alto e più dentro. La regola è togliere l'acqua da fuori, non chiuderla dentro.

Caricare il bordo dello scavo. La terra tirata fuori finisce quasi sempre lì accanto, in cima, perché è comodo. Quel peso in più proprio nel punto peggiore è la causa più frequente dei franamenti durante i lavori. La fascia sopra il ciglio, larga più o meno quanto lo scavo è profondo, va lasciata libera.

Richiudere alla svelta. Il rinterro buttato dentro tutto insieme si assesta da solo nei mesi successivi, e il piano sopra scende. Va rimesso a strati di venti o trenta centimetri, compattando ogni strato. È lento, non si vede, e sul preventivo sembra una voce inutile: è l'unica cosa che tiene fermo quello che ci passi sopra.

Rimandare per un anno. Su una casa che si apre poche settimane l'anno, un problema rimandato non resta uguale: peggiora per dodici mesi senza che nessuno lo veda. Un muro che si gonfia e un'infiltrazione che bagna sono le due cose che non conviene mai lasciare a dopo.

Le Domande che ci Fanno

Lavorate anche nelle frazioni alte dove non arrivano i camion?
È esattamente il tipo di lavoro per cui ci siamo attrezzati. Un mini escavatore compatto passa in circa ottanta centimetri di larghezza libera, quanto una persona con una carriola, e sale dove un mezzo da cantiere resta sulla strada. Prima di muoverci chiediamo quattro foto: il punto più stretto del percorso, l'ingresso visto da fuori, la zona da scavare e dove pensi di mettere la terra.
Quando conviene far partire i lavori in quota?
Le pratiche si muovono in inverno per lavorare in primavera o all'inizio dell'estate. Il terreno gelato non si scava e la finestra utile è stretta: se le carte partono a fine estate, il cantiere slitta all'anno dopo. Chi ha la casa chiusa d'inverno ha il vantaggio di poter sbrigare le pratiche proprio nei mesi in cui non la usa.
Serve l'autorizzazione per muovere terra a Valtournenche?
Dipende da dove si trova il terreno. L'articolo 23 della legge regionale 3 del 2020 richiede l'autorizzazione per i movimenti di terra che cambiano l'assetto idrogeologico o la destinazione originaria, ma non è dovuta nelle zone già edificate o edificabili del piano regolatore. La verifica si fa sulla particella, non a occhio.
Come seguo il lavoro se la casa è chiusa e io abito lontano?
È la condizione normale per noi, non l'eccezione. Mandiamo foto e video del cantiere ogni settimana, così vedi l'avanzamento senza doverti muovere. Prima di iniziare mettiamo per iscritto cosa viene fatto e in quanto tempo.
Fate anche lavori piccoli?
A questa distanza no, e preferiamo dirlo subito. Un intervento di uno o due giorni non regge il costo del viaggio e dell'alloggio della squadra, e un preventivo che facesse finta del contrario sarebbe gonfiato da qualche altra parte. Prendiamo lavori che tengono la squadra occupata per un periodo continuativo.

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