Il costo di uno scavo non lo decide la quantità di terra, lo decide il punto più stretto del percorso. Quattro misure dicono se il mezzo entra: larghezza libera, altezza libera, pendenza della rampa e portata di ciò su cui si transita. Se una sola manca, il mezzo grande resta fuori e il lavoro va a mano, con costi tre o quattro volte superiori. Un mini escavatore passa in circa ottanta centimetri, e sopra i dieci o quindici metri cubi si ripaga da solo.
La domanda che ci fanno quasi tutti è quanto costa uno scavo. La domanda giusta, in mezza Italia e in quasi tutta la montagna, è un'altra: il mezzo ci arriva?
Perché il costo di uno scavo di venti metri cubi è una cosa nota. Il costo dello stesso scavo fatto a mano, perché nessun mezzo entrava, è tre o quattro volte tanto. È la differenza fra i due casi non dipende da quanto scavi: dipende da un punto solo del percorso, quello più stretto.
Le quattro misure che decidono tutto
Quando ci arriva una richiesta, prima ancora di parlare di prezzo chiediamo quattro numeri. Si prendono con un metro e col telefono, in cinque minuti, e non serve nessuna competenza tecnica.
La larghezza libera nel punto peggiore. Non la larghezza della strada, non quella del cancello: quella del punto più stretto di tutto il percorso, che spesso è un angolo fra due muri o il passaggio fra la casa e la recinzione. Va misurata dove c'è l'ostacolo, non dove si passa comodi.
L'altezza libera. Il vincolo che blocca più mezzi nei centri storici e nei borghi: un arco, un balcone che sporge, una tettoia, un ramo grosso. Una macchina che passerebbe in larghezza si ferma sotto un architrave a due metri.
La pendenza della rampa. Un mezzo cingolato sale bene, ma su un fondo bagnato o su ghiaia sciolta cambia tutto. E soprattutto conta se in cima c'è spazio per girare: una rampa che finisce contro un muro è una rampa che non si può usare.
La portata di ciò su cui passi. Questa la dimentica quasi tutti ed è quella che fa i danni veri. Un cortile con la cantina sotto, un ponticello sul rio, una soletta di garage: non tutto quello che sembra terra è terra. Prima di metterci sopra un mezzo bisogna sapere cosa c'è sotto.
Perché il mezzo piccolo non è un ripiego
C'è un pregiudizio da sfatare: che la macchina piccola sia la scelta di chi non ha di meglio. Nella pratica è il contrario.
Un mini escavatore sotto la tonnellata passa dove passa una persona con una carriola: circa ottanta centimetri. Sale su una fascia, entra in un cortile chiuso, lavora dentro un garage se il soffitto lo permette. Un mezzo da cantiere, in quelle condizioni, non è più lento: è semplicemente inutile, perché resta sulla strada.
Il confronto vero non è fra macchina piccola e macchina grande. È fra macchina piccola e badile. E in quel confronto la macchina piccola sposta in un'ora quello che due persone spostano in una giornata, con una precisione che a mano non ottieni: un braccio idraulico scava un fondo piano e una parete verticale, cosa che con la pala viene sempre approssimativa.
Cosa cambia in preventivo
Un lavoro fatto con la macchina e un lavoro fatto a mano hanno due strutture di costo diverse, e vale la pena capirlo perché spiega preventivi molto distanti fra loro.
Con la macchina paghi il trasporto del mezzo, il suo nolo o ammortamento, il gasolio e l'operatore. Sono voci che ci sono anche per un lavoro piccolo, quindi su interventi molto brevi pesano di più in proporzione.
A mano non paghi nessuna di quelle voci, ma paghi ore uomo, e le ore uomo su uno scavo sono tante. Un metro cubo di terreno normale è un'ora di lavoro di una persona in condizioni buone. Venti metri cubi sono venti ore, cioè due giornate e mezzo di una persona sola.
La soglia in cui la macchina conviene, sui lavori di casa, si raggiunge molto prima di quanto la gente creda. Già sopra i dieci o quindici metri cubi il mezzo si ripaga, e sopra i venti non c'è proprio confronto.
Quando invece la mano resta l'unica strada
Ci sono casi in cui nessun mezzo entra, e allora si lavora a mano e va detto prima, non scoperto a lavoro iniziato.
Uno scavo dentro casa, per esempio per abbassare il piano di una cantina, si fa a mano o con attrezzi piccoli: la terra esce a secchi o con un nastro, e i tempi si allungano molto. Uno scavo su una fascia raggiungibile solo da una scala, uguale. Uno scavo a ridosso di un muro antico, dove la vibrazione della macchina è un rischio, spesso si fa a mano per scelta e non per necessità.
In tutti questi casi il preventivo cambia natura: non si conta più il metro cubo, si contano le giornate. Un'impresa seria te lo dice in fase di sopralluogo, non a metà cantiere.
Le foto che ci servono, e perché
Chiediamo sempre le stesse quattro foto, e non è burocrazia: è il modo per non farti perdere tempo.
Una foto del punto più stretto, con un metro o anche solo una scopa appoggiata di traverso per dare la scala. Una foto dell'ingresso visto da fuori, per capire la manovra. Una foto della zona da scavare, presa da lontano, per vedere il contesto. E una foto di dove pensi di mettere la terra, se resta in cantiere.
Con quelle quattro immagini ti sappiamo dire, senza muoverci, se il lavoro è fattibile e con che mezzo. E se non è fattibile te lo diciamo subito, senza farti aspettare un sopralluogo per sentirti dire di no.
Il terreno cambia il conto più di quanto pensi
Due scavi identici per volume possono costare il doppio l'uno dell'altro, e la ragione sta sotto i piedi.
Un terreno agricolo o di riporto si scava veloce: il braccio entra, riempie la benna, esce. Un terreno argilloso bagnato pesa molto di più, si attacca alla benna e va staccato a ogni passata, e i tempi si allungano di un terzo. Un terreno con ciottoli grossi obbliga a fermarsi ogni volta che ne esce uno che non passa. E poi c'è la roccia, che non si scava affatto: si demolisce, con un martello idraulico, e lì il conto è un altro.
Il guaio è che dalla superficie non si vede quasi niente. Un prato verde può avere sotto mezzo metro di terra buona e poi banco roccioso. Per questo, quando il lavoro è importante, un pozzetto di prova fatto prima vale i soldi che costa: mezz'ora di macchina che evita una sorpresa da migliaia di euro.
Quando il terreno è ignoto e non si vuole fare la prova, un preventivo onesto lo dice: prezzo valido fino a una certa quota, oltre la quale si riparla. Un preventivo che promette un numero secco su un terreno mai visto sotto, o è stato gonfiato per sicurezza, o diventerà una discussione.
Dove si mette la terra mentre lavori
C'è un problema logistico che nei preventivi non compare quasi mai e che in cantiere blocca tutto: la terra tirata fuori deve stare da qualche parte mentre lavori.
Uno scavo di venti metri cubi, una volta smosso, di volume ne occupa venticinque o trenta, perché la terra rimaneggiata si gonfia. Quel cumulo deve stare in un punto dove non intralcia la macchina, non carica un muro di sostegno e non finisce nel giardino del vicino con la prima pioggia.
Nei cortili stretti, che sono quelli di cui parla questo articolo, lo spazio per il cumulo spesso non c'è. Allora ci sono due strade: la terra esce subito, e allora servono i mezzi di trasporto e i costi salgono, oppure si lavora a tratti, scavando un pezzo e richiudendolo prima di aprire il successivo. La seconda costa in giornate ma non in trasporti, e su un cantiere piccolo spesso conviene.
È una decisione che va presa al sopralluogo guardando lo spazio, non a tavolino guardando i metri cubi.
Portare il mezzo: la parte che nessuno racconta
Anche il mezzo piccolo, per arrivare in cantiere, deve viaggiare. E il trasporto ha regole sue.
Una macchina compatta si carica su un carrello e si porta con un normale mezzo, ma serve un punto dove il carrello possa fermarsi e scaricare in sicurezza. In un centro storico stretto, o su una strada di montagna senza piazzole, il punto di scarico può essere a duecento metri dal cantiere, e quei duecento metri il mezzo li fa da solo, sui cingoli, con tempi e cautele.
Se il percorso passa su asfalto nuovo o su pavimentazioni delicate, i cingoli in acciaio non si usano: si montano suole in gomma, o si stendono tavoloni. Sono dettagli che sembrano da poco e che invece decidono se il cliente si ritrova il vialetto rigato.
Per questo, quando facciamo un sopralluogo, guardiamo anche la strada che porta a casa tua, non solo il punto dove si scava. È il motivo per cui una delle quattro foto che chiediamo è l'ingresso visto da fuori.
Gli errori che costano di più
Nella valutazione di un accesso ci sono tre errori ricorrenti, e li facciamo tutti almeno una volta.
Il primo è misurare il cancello e non il percorso. Il cancello è largo tre metri, quindi si passa: peccato che due metri dopo ci sia una curva a novanta gradi fra due muri, dove un mezzo lungo non gira. La larghezza va verificata insieme alla possibilità di manovra, non da sola.
Il secondo è dimenticare l'altezza. Si guarda sempre in pianta e quasi mai in alzato, poi arriva il mezzo e sotto il pergolato non ci passa. Bastano dieci centimetri.
Il terzo, il più caro, è dare per scontato che il terreno regga. Un cortile che sembra solido può avere sotto una cisterna, un pozzo nero, una cantina voltata di cui il proprietario si è dimenticato. Prima di far salire un mezzo su un piano di cui non si conosce la storia, si chiede e si verifica.
Il caso delle case di montagna e di riviera
Nei borghi alpini e nei paesi della riviera il problema dell'accesso non è l'eccezione: è la regola.
Le case sono state costruite quando i materiali arrivavano a spalla o col mulo, e le strade sono larghe quanto serviva allora. I cortili sono chiusi fra edifici. Le fasce e i terrazzamenti sono collegati da scale. Le rampe sono ripide perché il terreno lo e.
Chi ha una casa in questi posti ha imparato a sentirsi dire di no. Il muratore che passa e guarda l'ingresso, scuote la testa e se ne va. Non perché il lavoro non si possa fare, ma perché con l'attrezzatura che ha lui non si può fare.
È esattamente il motivo per cui abbiamo scelto di attrezzarci per quelle condizioni invece che per i cantieri comodi. In pianura, di imprese che scavano, ce ne sono tante. Dove il mezzo grande non entra, molte meno.
Dove gli accessi sono il problema principale lavoriamo così: vedi Valtournenche e Toirano.
Domande Frequenti
Un mini escavatore compatto passa in circa ottanta centimetri di larghezza libera, cioè quanto una persona con una carriola. Ma la larghezza da sola non basta: contano anche l'altezza libera sotto archi e balconi, la pendenza della rampa e la portata del piano su cui il mezzo transita. Se una sola di queste quattro condizioni non c'è, il mezzo non passa.
Solo su volumi molto piccoli. Un metro cubo di terreno normale vale circa un'ora di lavoro di una persona, quindi venti metri cubi sono due giornate e mezzo di una persona sola. Già sopra i dieci o quindici metri cubi la macchina si ripaga, e sopra i venti non c'è confronto ne sui tempi ne sul costo.
Bastano quattro foto fatte col telefono: il punto più stretto del percorso con un riferimento per la scala, l'ingresso visto da fuori, la zona da scavare presa da lontano e il punto dove pensi di mettere la terra. Con quelle ti diciamo se il lavoro è fattibile e con che mezzo, senza doverci muovere e senza farti aspettare un sopralluogo per un no.
Non prima di aver verificato cosa c'è sotto e quanto regge. Solette di cantine e garage, ponticelli e coperture di pozzi non sono fatti per sopportare un mezzo, e il danno da sfondamento è molto più caro dello scavo. Quando c'è un dubbio si verifica prima, e se serve si sceglie un mezzo più leggero o un percorso diverso.
Si, ma lo mettiamo in chiaro prima. In quei casi il preventivo non si conta a metro cubo, si conta a giornate, ed è giusto che tu lo sappia dall'inizio. Capita per gli scavi dentro casa, per le fasce raggiungibili solo a piedi e per i lavori a ridosso di murature antiche dove la vibrazione della macchina sarebbe un rischio.
Quasi sempre significa che non si può fare con l'attrezzatura di quell'impresa, non che sia impossibile. La maggior parte delle imprese lavora con mezzi da cantiere, che sotto una certa larghezza semplicemente non entrano. Con una macchina piccola molti di quei lavori tornano fattibili: conviene chiedere un secondo parere prima di rinunciare.