Lo stesso scavo può durare mezza giornata o tre giorni, e non dipende dalle misure. Dipende da cosa c'è sotto, da quanto spazio ha la macchina per girare e da dove va a finire la terra. Nella giornata di cantiere lo scavo vero e solo una parte: preparazione, movimentazione della terra e chiusura pesano insieme almeno altrettanto. Per questo contiamo per giornate di lavoro e non al metro: il metro non sa cosa c'è sotto.
La domanda arriva quasi sempre nella stessa forma: "quanto ci vuole per fare questo lavoro?". E la risposta onesta, per chi fa questo mestiere, non è un numero: è un'altra domanda.
Non perché vogliamo essere vaghi. Perché lo stesso scavo, identico nelle misure, può occupare mezza giornata o tre giorni a seconda di cose che non si vedono nella richiesta: cosa c'è sotto, quanto spazio c'è intorno, e dove va a finire la terra.
Qui proviamo a spiegare come ragiona chi deve dare quella data, così puoi farti un'idea prima di chiamare e capire se il tuo lavoro è da mezza giornata o da una settimana.
Lo scavo vero è la parte piccola
La prima cosa che sorprende chi non è del mestiere: il tempo in cui la macchina scava è una frazione della giornata.
Prima c'è l'arrivo. Il mezzo va caricato, portato, scaricato e posizionato, e su un cantiere di casa il posizionamento non è banale: bisogna trovare un punto dove la macchina lavori senza dover essere spostata ogni dieci minuti.
Poi c'è il tracciamento. Dove passa lo scavo, a che quota, con quale pendenza. Un'ora spesa qui vale tre ore risparmiate dopo, e saltarla è il modo più veloce per rifare il lavoro.
Poi si scava. E mentre si scava, la terra va da qualche parte: accantonata, caricata, spostata. Se il posto dove metterla è a venti metri, ogni benna è un viaggio.
Alla fine c'è la chiusura: mettere in sicurezza quello che resta aperto, dare le pendenze al fondo perché l'acqua non ristagni, pulire. In un cortile di casa la pulizia non è un optional: è la differenza fra un cantiere che si può lasciare e uno che il cliente si trova addosso.
La prima cosa che cambia tutto: cosa c'è sotto
Due scavi con le stesse identiche misure possono differire di giorni per un motivo solo: il materiale.
In terra vegetale o terreno sciolto la macchina lavora continua, la benna si riempie a ogni passata e i tempi sono quelli previsti.
In ghiaia e ciottoli si rallenta: il materiale rotola, le pareti tendono a franare e bisogna sagomare invece di tagliare netto.
In argilla bagnata succede la cosa più fastidiosa: la terra si attacca alla benna e va staccata a ogni ciclo. Può far raddoppiare i tempi senza che nessuno abbia sbagliato niente.
In roccia o trovanti il discorso cambia proprio: non si scava, si demolisce. Serve un martello idraulico, i tempi si moltiplicano e in certi casi il lavoro non è nemmeno fattibile con la macchina che avevi previsto.
Il punto pratico: nessuno sa con certezza cosa c'è sotto finché non si apre. Chi ti dà un prezzo fisso al metro senza aver visto niente, o ha messo un margine enorme, o ti chiederà un extra a lavoro iniziato.
La seconda: quanto spazio c'è intorno
Un escavatore lavora ruotando. Se ha spazio, prende, gira, scarica e torna: un ciclo continuo. Se non ce l'ha, ogni ciclo diventa una manovra.
In un cortile chiuso o in un passaggio stretto succede questo: la macchina scava, ma non può girare per scaricare, quindi deve arretrare, spostarsi, scaricare, tornare. Lo stesso metro cubo costa il doppio del tempo.
C'è poi il caso in cui lo spazio decide non i tempi ma la fattibilità: se il passaggio è più stretto della macchina, il lavoro a macchina non si fa. È lì che una macchina piccola smette di essere un ripiego e diventa l'unica strada: non perché costi meno, ma perché entra.
La terza, quella che quasi nessuno mette in conto: la terra
Ogni scavo produce terra, e quella terra deve andare da qualche parte. È la voce che fa saltare più preventivi, perché il proprietario pensa allo scavo e si dimentica del volume che ne esce.
Se la terra resta in cantiere, perché c'è spazio e serve per rinterri o per modellare il terreno, i tempi e i costi restano bassi.
Se deve uscire, cambia tutto: serve caricarla, serve un mezzo per portarla via, servono i documenti previsti dalla norma e serve un impianto dove conferirla, che si paga a tonnellata. E questa parte va decisa prima, non a scavo aperto: se la terra va gestita come sottoprodotto la dichiarazione va trasmessa al Comune e all'ARPA almeno quindici giorni prima dell'inizio dei lavori.
C'è anche un dettaglio fisico che sorprende sempre: la terra scavata occupa più volume di quando era compatta. Il mucchio che esce da uno scavo sembra sempre più grande del buco che l'ha prodotto, e chi calcola i viaggi sul volume dello scavo sbaglia per difetto.
Le sorprese che allungano i tempi, e quanto sono frequenti
Su un cantiere di casa ci sono cinque imprevisti che tornano di continuo. Nessuno è colpa di qualcuno, ma tutti costano giornate, ed è meglio saperli prima.
Il sottoservizio che non era sulla mappa. Un tubo dell'acqua posato quarant'anni fa, un cavo interrato senza traccia, un vecchio scarico. Si trovano scavando, e quando si trovano si ferma tutto: prima si capisce cos'è, poi si decide se spostarlo o aggirarlo.
La fondazione più profonda del previsto. Capita scavando lungo un muro: si pensa di trovare l'appoggio a ottanta centimetri e sta a un metro e mezzo. Cambia il volume, cambia il tempo, a volte cambia il modo di lavorare perché servono precauzioni in più.
L'acqua che arriva nello scavo. Una vena intercettata, o semplicemente pioggia nei giorni sbagliati. Uno scavo che si riempie va svuotato e il fondo va rifatto, perché sul fango non si appoggia niente.
Il materiale di riporto. Sotto i cortili delle case vecchie si trova di tutto: macerie di una demolizione, cemento, ferri. Non è terra, non si gestisce come terra e spesso non si può nemmeno riusare.
Il vicino. Sembra fuori tema ed è la variabile più sottovalutata: uno scavo vicino al confine, un mezzo che passa su una strada privata, un muro in comune. Se il rapporto non è chiarito prima, il cantiere si ferma nel momento peggiore.
Come lo diciamo in preventivo
Sulle cose che non si possono sapere prima non facciamo finta di saperle. Nel preventivo distinguiamo quello che è certo, cioè il lavoro previsto in quelle condizioni, da quello che dipende da cosa si trova, che viene scritto come condizione con il criterio di calcolo già concordato.
È il motivo per cui il nostro preventivo è più lungo di altri. Un numero solo, tondo e senza spiegazioni, o nasconde un margine grosso o nasconde una variante che arriverà dopo.
Come stimare, con quello che sai già
Senza essere del mestiere, puoi farti un'idea rispondendo a queste domande. Sono le stesse che ci facciamo noi.
Quanto è lungo e quanto profondo? Una trincea per un allaccio, poco profonda e su terreno normale, è un lavoro diverso da uno sbancamento. Il volume si stima moltiplicando lunghezza, larghezza e profondità: è un numero grezzo, ma serve.
Il mezzo arriva fino al punto? Misura il passaggio più stretto fra la strada e il punto da scavare, e guarda se c'è un arco, un cancello o una rampa ripida. Questa misura decide che macchina serve e a volte decide se il lavoro si fa.
Dove metto la terra? Guarda se hai un punto dove accantonarla, e chiediti se ti serve. Se non hai spazio e non ti serve, metti in conto il trasporto.
Cosa c'è sotto, per quanto ne sai? Un vicino che ha scavato, una vecchia fondazione, un tubo che non sai bene dove passi. Anche un'informazione parziale cambia la stima.
Perché non diamo un prezzo al metro
Il prezzo al metro esiste ed è comodo, ma su un lavoro di casa è quasi sempre fuorviante.
Un preventivo a metro non sa se sotto c'è ghiaia o roccia, non sa se la macchina può girare, non sa se la terra resta o va portata via. Quindi o è alto per coprire il rischio, oppure è basso e arriva la variante.
Noi ragioniamo per giornate di lavoro: si stima quanto tempo serve alla squadra e al mezzo per fare quel lavoro in quelle condizioni, e si aggiungono le voci vere, cioè il trasporto del mezzo, l'eventuale smaltimento e i materiali. È un modo di contare che si può discutere insieme, perché ogni numero corrisponde a qualcosa che si vede.
Cosa ci basta per rispondere in giornata
Nella maggior parte dei casi non serve nemmeno il sopralluogo per capire l'ordine di grandezza. Servono tre foto e due misure.
La foto del punto dove si deve scavare, presa da lontano abbastanza da vedere cosa c'è intorno. La foto del passaggio più stretto per arrivarci, con qualcosa che dia la misura, una porta o un'auto. La foto di dove pensi di mettere la terra, se hai un'idea.
Poi le due misure: quanto è lungo il tratto e quanto deve essere profondo. Anche approssimative.
Con quel materiale si risponde se il lavoro è da mezza giornata, da una giornata o da una settimana. Ed è quasi sempre la cosa che il proprietario vuole sapere davvero, prima ancora del prezzo.
Domande Frequenti
Dipende da tre cose e non dalle misure: cosa c'è sotto, quanto spazio c'è per far girare la macchina e dove va a finire la terra. Lo stesso scavo su terreno sciolto, con spazio e con la terra che resta in cantiere può durare mezza giornata; in argilla bagnata, in un cortile stretto e con la terra da portare via può diventare tre giorni. Per questo prima di dare una data chiediamo tre foto e due misure.
Perché il metro non sa cosa c'è sotto. Un prezzo al metro o e alto per coprire il rischio del materiale imprevisto, oppure e basso e poi arriva la variante a lavoro iniziato. Noi contiamo per giornate di lavoro e aggiungiamo le voci vere: trasporto del mezzo, eventuale smaltimento, materiali. Ogni numero corrisponde a qualcosa che si vede in cantiere.
L'argilla bagnata, perché si attacca alla benna e va staccata a ogni ciclo, e gli spazi stretti, dove la macchina non può ruotare e ogni ciclo diventa una manovra. Il caso peggiore e la roccia o i trovanti: li non si scava, si demolisce, e servono attrezzatura e tempi completamente diversi.
Si, e spesso è la voce che pesa di più dopo lo scavo stesso. La terra che resta e si riusa per rinterri o modellazioni non paga carico, trasporto ne smaltimento. Se invece deve uscire, va gestita secondo la norma: quando e trattata come sottoprodotto la dichiarazione va trasmessa al Comune e all'ARPA almeno quindici giorni prima dell'inizio dei lavori.
Si, ed è una cosa che sorprende sempre. La terra scavata si scompone e occupa più volume di quando era compatta nel terreno. Chi calcola i viaggi dei camion sul volume dello scavo sbaglia per difetto: il volume da trasportare e sempre maggiore.
Per l'ordine di grandezza no. Con la foto del punto da scavare, quella del passaggio più stretto per arrivarci e la lunghezza e profondità approssimative, si capisce se è un lavoro da mezza giornata, da una giornata o da una settimana. Il sopralluogo serve per il preventivo vero, soprattutto per verificare dove scaricare l'acqua o la terra.