Quando il materiale lo compra il cliente e la posa la fa l'impresa, la responsabilità si spezza in due. Nel punto di rottura stanno sempre le stesse tre domande: chi controlla il pezzo alla consegna, chi paga la giornata se il pezzo manca, e chi ha preso le misure. Scritte nel preventivo costano tre righe. Discusse a cantiere aperto costano una giornata di lavoro a testa, e quella non la recupera nessuno.
È una situazione normalissima e quasi nessuno la mette per iscritto.
Le porte le scegli tu, perché è una questione di gusto. I sanitari li hai già comprati in offerta. Il pavimento lo prendi dal rivenditore dove ti hanno fatto un prezzo. Noi facciamo la posa. Finché tutto arriva integro e nel giorno giusto, non succede niente e nessuno si accorge che manca un pezzo di accordo.
Poi una volta su cinque qualcosa non torna: il pezzo arriva rotto, ne arrivano quattro invece di cinque, la misura non è quella, oppure arriva il giorno dopo quello in cui serviva. E a quel punto ci sono due persone in buona fede che la vedono in modo opposto.
Perché succede sempre nello stesso punto
Quando un'impresa fornisce e posa, la catena è una sola: sceglie, ordina, controlla, posa, garantisce. Se qualcosa non va, c'è un interlocutore solo, e quell'interlocutore ha tutto l'interesse a che il pezzo arrivi giusto, perché se sbaglia paga lui.
Quando il materiale lo compra il cliente, quella catena si spezza a metà. Da una parte c'è il rapporto fra te e chi ti ha venduto il pezzo. Dall'altra c'è il rapporto fra te e noi, che quel pezzo lo mettiamo in opera. Sono due contratti diversi, con due controparti diverse e due tipi di garanzia diversi.
Il problema non è la spaccatura in sé, che è legittima e spesso conveniente. Il problema è che nel punto in cui si spezza non c'è scritto niente, e le tre cose che stanno lì in mezzo restano di nessuno.
Le tre domande, e le risposte che funzionano
Sono sempre queste. Chiuderle richiede tre righe.
Uno: chi controlla il pezzo quando arriva
La risposta che funziona è: chi lo ha comprato, alla consegna, aprendo gli imballi. Non il giorno della posa e non a scatola chiusa.
È l'unico momento in cui una contestazione al venditore è ancora semplice. Un pezzo aperto due settimane dopo, con il cantiere fermo, mette te in una posizione debole con lui e noi in una giornata persa. La regola pratica: il materiale arriva in cantiere prima del giorno in cui serve, e viene aperto e contato subito.
Due: chi paga la giornata se il pezzo non c'è
È la domanda scomoda e va fatta proprio per quello. Se la squadra è programmata per martedì e martedì il materiale non c'è, quella giornata è persa: non si recupera spostando un'altra lavorazione, perché le lavorazioni hanno un ordine.
La risposta che proponiamo, e che scriviamo, è onesta da tutte e due le parti: se il materiale non è disponibile nel giorno concordato, la lavorazione si riprogramma alla prima data utile e la giornata persa resta a carico di chi doveva fornire. Non è una penale: è il riconoscimento che una squadra ferma costa comunque.
Tre: chi ha preso le misure
Qui non esiste una via di mezzo, e cercarla è il motivo di metà delle discussioni.
Se le misure le hai prese tu, o te le ha date il venditore sulla base di una planimetria, il pezzo che arriva è sotto la tua responsabilità. Se le abbiamo prese noi, sono nostre e il pezzo sbagliato lo paghiamo noi. Nel preventivo scriviamo sempre quale delle due, voce per voce, perché su un lavoro capita di avere tutte e due le situazioni insieme: le porte misurate da noi e i sanitari scelti da te su catalogo.
| Cosa succede | Di chi è |
|---|---|
| Il pezzo arriva rotto o difettoso | rapporto con il venditore: lo segue chi ha comprato |
| Il pezzo è giusto ma posato male | dell'impresa, con i termini di legge sulle opere |
| Il pezzo è sbagliato di misura | di chi ha preso la misura, e va scritto prima chi è |
| Il pezzo non arriva nel giorno concordato | la giornata resta a chi doveva fornire |
| Ne arrivano meno del necessario | va contato alla consegna, non il giorno della posa |
| Il materiale è scadente ma conforme | resta la scelta di chi lo ha comprato |
È la ripartizione ragionevole, non una norma: quello che vale davvero è quello che avete scritto nel preventivo.
Conviene davvero comprare da sé?
A volte sì, ed è giusto dirlo invece di scoraggiare per comodità. Ma il conto va fatto intero, e quasi nessuno lo fa intero.
Il risparmio è reale su due categorie: i prodotti di marca che trovi in promozione, e le cose che hai già o che ti hanno regalato. Su quelli il vantaggio c'è e non è piccolo.
Dall'altra parte del conto ci sono tre voci che di solito non vengono contate:
- Il tuo tempo. Ordini, consegne da ricevere, resi da seguire, telefonate al rivenditore. Su un bagno completo sono ore, e sono ore tue.
- Il rischio della giornata persa. Una squadra ferma un giorno vale più di quello che hai risparmiato su tre rubinetti.
- L'interlocutore unico che perdi. Se il pavimento si comporta male dopo un anno, con la fornitura nostra hai una persona a cui chiedere. Con la tua, ne hai due che possono guardarsi.
La regola pratica che diamo, e che vale anche contro il nostro interesse immediato: sulle scelte estetiche forti, come porte, sanitari e rivestimenti, comprare da sé ha senso, perché il gusto è tuo. Su tutto il resto, e soprattutto sui materiali tecnici che stanno dentro il lavoro e non si vedono, conviene lasciarli a chi li posa.
Il caso del locale commerciale
Merita un paragrafo perché lì questa situazione è quasi la regola.
Chi apre un'attività compra da sé buona parte di quello che entra nel locale: arredi, attrezzature, spesso anche porte e sanitari. È ragionevole, perché quelle scelte fanno parte del progetto commerciale e non di quello edile.
Il punto delicato lì non è la rottura del pezzo: è la data di apertura. Un cantiere commerciale ha una scadenza vera, con un affitto che corre e a volte un finanziamento già deliberato. In quel contesto una fornitura in ritardo non fa perdere una giornata di squadra: fa slittare l'apertura.
Per questo, sui locali commerciali, chiediamo sempre che il materiale fornito dalla Committenza sia in cantiere prima dell'inizio della lavorazione che lo riguarda, e lo scriviamo. È la clausola che protegge di più chi apre, molto più di quanto protegga noi.
Dove va tenuto, e chi lo custodisce
È la parte pratica che nessuno considera quando ordina, e che poi diventa un problema il giovedì pomeriggio.
Il materiale che arriva prima va messo da qualche parte, e quella parte deve essere asciutta, chiudibile e fuori dal passaggio. In un appartamento vuoto non è un problema. In una casa abitata, in un locale in ristrutturazione con la porta aperta tutto il giorno, o in un cantiere dove passano anche altri artigiani, lo diventa.
- Dove si mette. Va scelto prima della prima consegna, non quando il camion è già sotto casa. Un locale che si chiude a chiave vale più di qualunque accordo verbale.
- Chi risponde di quello che c'è dentro. Se il cantiere è consegnato a noi e chiuso, ne rispondiamo noi. Se resta aperto perché ci abiti o perché passano altri, non può essere così, e va detto invece che darlo per scontato.
- Gli imballi. Sembra un dettaglio e non lo è: sanitari e lastre vanno tenuti imballati fino al momento della posa, e chi li apre per curiosità due settimane prima si assume un rischio che nessuno gli ha spiegato.
La soluzione che funziona quasi sempre è banale: consegne scaglionate per lavorazione, non un unico carico all'inizio. Costa qualche viaggio in più al fornitore e toglie di mezzo il novanta per cento dei problemi di custodia.
Le tre righe da mettere nel preventivo
Valgono per noi come per chiunque altro. Se un preventivo non le ha, chiedile.
- Elenco di cosa fornisce la Committenza, voce per voce, con scritto accanto solo posa. Non una formula generica: le voci.
- Chi prende le misure per ciascuna di quelle voci. È la riga che evita la discussione peggiore.
- Quando il materiale deve essere in cantiere, e cosa succede se non c'è. Una data e una conseguenza.
Sono tre righe. Nessuna delle due parti ci perde qualcosa a scriverle, ed è esattamente il motivo per cui un'impresa che si rifiuta di metterle sta dicendo qualcosa di sé.
Quanto scende davvero il preventivo
È la domanda che sta dietro tutte le altre, e la risposta delude spesso.
Chi decide di comprare da sé ha in testa un risparmio grosso, perché guarda il prezzo del pezzo in vetrina e lo confronta con la voce intera del preventivo. Ma dentro quella voce ci sono tre cose, non una: il materiale, la manodopera per metterlo in opera, e la quota di allestimento e coordinamento che quella lavorazione si porta dietro comunque.
Togliendo la fornitura scende solo la prima. La seconda non si tocca, e la terza nemmeno: la squadra viene lo stesso, il cantiere si allestisce lo stesso, il coordinamento c'è lo stesso. Su lavorazioni dove la manodopera pesa molto, come la posa di un pavimento o di un rivestimento, la voce scende molto meno di quanto sembri.
È anche il motivo per cui non facciamo uno sconto forfettario quando il materiale lo porti tu: rifacciamo la voce. Un numero tondo tolto a occhio finirebbe per essere sbagliato in una delle due direzioni, e in tutti e due i casi qualcuno se ne accorge dopo.
Domande Frequenti
Sì, e capita spesso: porte, sanitari, rubinetteria, pavimenti, a volte i serramenti. Chiediamo solo tre cose scritte nel preventivo: chi controlla il materiale quando arriva, cosa succede se manca o è rotto il giorno della posa, e chi ha preso le misure. Non è diffidenza, è il modo per non discuterne dopo.
Il rapporto con chi te l'ha venduto è tuo, quindi la sostituzione la segui tu. Quello che va deciso prima è un'altra cosa: chi paga la giornata di squadra che salta perché il pezzo non c'è. Se non è scritto da nessuna parte, diventa una discussione in cui tutti e due hanno ragione.
Spesso sì, e te lo diciamo prima di posarlo. Ma su un materiale fornito da te non possiamo garantire il risultato come se lo avessimo scelto noi: se un profilo è storto o una piastrella ha tolleranze fuori norma, il difetto si vede a posa finita e non è della posa. Per questo il controllo al momento della consegna conta più di quanto sembri.
È la domanda che risolve la metà dei problemi. Se le misure le prendi tu o te le dà il venditore, il pezzo che arriva è sotto la tua responsabilità. Se le prendiamo noi, sono nostre. Non esiste una terza possibilità, e nel preventivo scriviamo sempre quale delle due è.
A volte sì, soprattutto su prodotti di marca che trovi in offerta o su cose che hai già. Ma il conto va fatto intero: il risparmio sul pezzo va confrontato con il rischio di una giornata persa, con il tempo che ci metti tu a seguire ordini e resi, e col fatto che sulla fornitura nostra hai un interlocutore solo. Su lavori piccoli spesso conviene; su lavori grandi quasi mai.
Sono le due categorie in cui il cliente compra più spesso, ed è ragionevole: sono scelte estetiche. La regola pratica che consigliamo è che il pezzo arrivi in cantiere prima del giorno in cui serve, non lo stesso giorno, e che venga aperto e controllato alla consegna con qualcuno presente.
Si divide. Del prodotto risponde chi te l'ha venduto, con le regole della vendita. Della posa rispondiamo noi, con i termini di legge sulle opere. Il punto delicato è il caso di mezzo, cioè un pezzo buono posato male o un pezzo difettoso che sembra posato male: si distingue guardandolo, e per questo conviene che eventuali contestazioni arrivino subito, non a distanza di mesi.
Il preventivo è per voci: se una voce comprende la fornitura e tu la togli, quella parte scende. Quello che non scende è la manodopera, che spesso è la parte grossa. Capita che chi si aspettava metà prezzo scopra che il risparmio è molto minore: meglio saperlo prima di ordinare.
Se il lavoro riguarda un immobile che non è tuo, guarda anche chi paga i lavori in una casa in affitto, e cosa deve contenere un preventivo fatto per essere verificato.
Approfondimenti
Il preventivo fatto per essere verificato
Cosa deve contenere, voce per voce.
Le varianti in corso d'opera
Chi le decide, chi le paga, cosa scrivere prima.
Casa in affitto: chi paga i lavori
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Il sopralluogo: cosa succede davvero
Dove si prendono le misure, e chi le prende.
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