Il sopralluogo non serve a rifare il numero: serve a togliere l'incertezza che un numero fatto su foto si porta dietro. Sono quattro le cose che una fotografia non può dire, ed è su quelle che i preventivi cambiano in corso d'opera. Dura un'ora, si fa battendo e misurando, e finisce con una frase detta in faccia invece che scritta dieci giorni dopo.
È la parte del lavoro di cui nessuno parla, e quella che decide tutto il resto.
Nell'immaginario il sopralluogo è una formalità: viene uno, guarda, va via, e dopo qualche giorno arriva un foglio con dei numeri. Detto così sembra un passaggio commerciale, e infatti in molti casi lo è: c'è chi entra, misura il perimetro con la rotella laser e se ne va in venti minuti.
Quello che segue è cosa facciamo noi, in che ordine, e perché. Lo scriviamo per un motivo pratico: chi sa cosa aspettarsi ci arriva preparato, e un sopralluogo con le chiavi della cantina già pronte vale il doppio di uno in cui metà delle porte sono chiuse.
A cosa serve, in una riga
Un preventivo fatto su foto e video ha una parte certa e una parte incerta. La parte certa sono le quantità: quanti metri quadri, quante aperture, quanti punti. Quella si legge bene anche da un video girato con il telefono, e infatti l'anteprima che diamo su WhatsApp funziona.
La parte incerta è tutto il resto, ed è quella che fa cambiare i preventivi a cantiere aperto. Il sopralluogo non serve a ricontrollare le quantità: serve a ridurre quella seconda parte.
È il motivo per cui, quando diamo un'indicazione da video, scriviamo sempre che è un'anteprima. Un numero dato senza aver visto, presentato come definitivo, non è un servizio: è una scommessa in cui uno dei due perde.
Le quattro cose che una foto non può dire
Sono sempre le stesse, in ogni cantiere, e sono la ragione per cui esiste questo passaggio.
Cosa c'è sotto l'intonaco
Un intonaco che sembra sano può aver perso presa su metà della superficie, e da una fotografia non si distingue in alcun modo. Si scopre battendo con le nocche o con un martelletto e ascoltando: dove suona a vuoto, il legame con il muro non c'è più.
È una verifica che cambia intere voci di preventivo. Su una facciata al mare decide se si ritocca o si rifà; su una muratura storica decide che tipo di malta si potrà usare.
Dove passano gli impianti
Su una ristrutturazione la voce che salta più spesso è questa, e non perché sia imprevedibile: perché nessuno l'ha guardata. Dove stanno le colonne di scarico, quanto sono lontane dal punto in cui vuoi il bagno, che muri ci sono in mezzo, che sezione hanno i cavi, com'è fatto il quadro.
Spostare uno scarico di tre metri e spostarlo di trenta centimetri sono due lavori di categoria diversa, e la differenza si vede solo sul posto.
Come si arriva al cantiere
Quattro misure: larghezza libera nel punto peggiore, altezza sotto archi e sporti, pendenza, portata. Più una quinta che vale ancora di più: quante volte il materiale va preso in mano fra dove si ferma il mezzo e dove serve.
Su certi cantieri questa è la voce che pesa di più di tutte, e non compare in nessuna fotografia della facciata.
A che quota sta l'acqua
Dove pende il terreno nei primi metri, dove scaricano i pluviali, a che altezza stanno bocche di lupo e soglie rispetto al piano di campagna.
Sono centimetri, e si misurano solo stando lì. Su un piano terra o un seminterrato decidono se un lavoro dura dieci anni o due inverni.
Come lo facciamo, in ordine
Un'ora, un'ora e mezza su un appartamento. La sequenza è sempre questa, e la prima parte non è tecnica.
- Cosa vuoi ottenere. Prima di guardare qualsiasi cosa. Non è una domanda di cortesia: la stessa stanza si sistema in tre modi diversi a seconda che tu voglia venderla, affittarla o abitarci vent'anni. Chi salta questa parte fa il preventivo giusto del lavoro sbagliato.
- Il giro completo, anche fuori. Non solo la stanza di cui abbiamo parlato: anche cosa c'è sopra, cosa c'è sotto, e il perimetro esterno. Le cause stanno quasi sempre in un locale diverso da quello dove si vede il problema.
- Si batte e si misura. Intonaci, frontalini, il primo mezzo metro di muro. Le quote del terreno. L'accesso. Dove serve, un foro di ispezione da pochi millimetri, chiesto prima di farlo.
- Le domande scomode. Ci abiti mentre lavoriamo. Quanti bagni ci sono. Chi decide se non ci sei. Entro quando ti serve finito. Sono quelle che cambiano la sequenza delle lavorazioni, e quindi le giornate.
- Cosa abbiamo visto, detto lì. Prima di andare via. Anche quando la notizia è brutta, e soprattutto quando lo è.
Perché non diamo un numero sul posto
È la richiesta più frequente e la rifiutiamo sempre, quindi vale la pena spiegare perché.
Un numero detto in piedi, in corridoio, dopo un'ora di sopralluogo, è un numero che non è stato calcolato: è stato ricordato. Somiglia all'ultimo lavoro simile che si ha in testa, e i lavori simili non esistono.
Il rischio è doppio e va in tutte e due le direzioni. Se quel numero è basso, chi lo ha detto dovrà tornare a chiedere, e a quel punto il cantiere è aperto e la conversazione è sgradevole. Se è alto, il lavoro si perde per una cifra che nessuno aveva verificato.
Quello che diamo sul posto è un'altra cosa: la fascia. Se sei nell'ordine di grandezza che avevi in testa o no. Serve a capire subito se ha senso continuare, e non impegna nessuno dei due su una cifra inventata.
| Momento | Cosa si può dire |
|---|---|
| Dal video su WhatsApp | un'anteprima, dichiarata come tale |
| Durante il sopralluogo | la fascia: se siamo nell'ordine di grandezza o no |
| Dopo il sopralluogo, per iscritto | il preventivo, voce per voce |
| A muri aperti | la conferma, o la variante scritta e firmata prima di eseguirla |
Sono quattro momenti diversi con quattro gradi di impegno diversi. Confonderli è il modo più comune di litigare a metà lavoro.
Quando lo facciamo pagare, e perché lo scaliamo
Il sopralluogo è gratuito quando i lavori vengono poi affidati a noi. Ha un costo di 250 euro quando serve unicamente a corredare una pratica o un preventivo senza affidamento delle opere, e in quel caso viene scalato per intero dal preventivo se il lavoro poi ce lo dai.
La ragione è semplice e conviene dirla senza giri. Ci sono richieste in cui quello che produciamo non è un'offerta commerciale ma un documento: serve a depositare una pratica, a corredare una domanda di bando, a mettere insieme un fascicolo. In quei casi il valore ce l'ha il documento, non il lavoro che forse verrà.
Detto in modo pratico:
- Se stai valutando dei lavori e ci chiami per capire cosa serve e quanto costa, non paghi niente. È il caso normale.
- Se ti serve un documento per una pratica o per un bando, indipendentemente da chi farà il lavoro, quel documento ha un costo.
- Se poi il lavoro lo affidi a noi, quei 250 euro spariscono dal conto, scalati per intero.
Non è un filtro contro i curiosi: chi ha una domanda vera la fa, e il primo scambio su WhatsApp resta gratis per tutti. È il modo di distinguere due cose diverse invece di far pagare la seconda a chi chiede la prima.
Chi viene: l'impresa, il geometra, o tutti e due
È una confusione che genera preventivi inutili, e conviene chiarirla prima di prendere appuntamenti.
Sono due sopralluoghi diversi che rispondono a due domande diverse. Quello del tecnico dice cosa si può fare: conformità urbanistica e catastale, vincoli, quale pratica serve, se la destinazione d'uso regge. Quello dell'impresa dice cosa costa e quanto dura fare la cosa che il tecnico ha detto che si può fare.
L'ordine giusto è quello, e invertirlo è il modo più comune di perdere una stagione. Un preventivo costruito su un intervento che poi non viene ammesso non si aggiusta: si rifà da capo. Su un edificio vincolato o su un cambio di destinazione, la prima telefonata non va fatta a noi.
Nei casi ordinari, invece, i due passaggi possono stare insieme, e conviene: se il tuo tecnico c'è durante il nostro sopralluogo, le domande che di solito rimbalzano avanti e indietro per due settimane si chiudono in mezz'ora. Lo proponiamo spesso, e quasi sempre fa risparmiare tempo a tutti e tre.
Come prepararsi, se vuoi che valga il doppio
Cinque cose, e nessuna richiede tempo.
- Le chiavi di tutto. Cantina, sottotetto, locali comuni, terrazzo di copertura. È lì che stanno le cose che spostano il preventivo, ed è lì che ci troviamo davanti una porta chiusa.
- Le carte, se ci sono. Planimetria, pratiche edilizie precedenti, dichiarazioni degli impianti. Non servono a noi per lavorare: servono a capire se c'è qualcosa che va sistemato prima.
- L'accesso alle pareti. Un armadio addossato al muro esterno nasconde esattamente il punto che dobbiamo battere.
- Le foto di quando è successo. Se il problema è una macchia o un allagamento, una foto del momento peggiore vale più di dieci di adesso che è asciutto.
- Una frase su cosa vuoi ottenere. Anche imprecisa. È l'informazione che cambia di più il preventivo, e quasi nessuno la dà per primo.
Cosa ti resta in mano dopo
Un sopralluogo che finisce con la frase «ti mandiamo il preventivo» ti ha lasciato meno di quello che avrebbe potuto.
Quello che consegniamo dopo non è solo un totale. Sono quattro cose, e vale la pena saperle chiedere anche a chi non siamo noi:
- Le voci separate, con dentro le quantità su cui sono calcolate. Un totale unico non è verificabile, e a distanza di mesi non è nemmeno ricordabile.
- Cosa NON è compreso, scritto. È la parte che distingue un preventivo onesto da uno costruito per sembrare basso.
- Cosa abbiamo trovato che non ci avevi chiesto. Anche quando riguarda un altro mestiere e non ci porta lavoro: soprattutto in quel caso.
- Le condizioni che possono farlo cambiare, dette prima. Se una voce dipende da cosa si trova aprendo, va scritto adesso, non comunicato dopo.
È anche la ragione per cui il nostro sopralluogo dura un'ora invece di venti minuti. Le prime tre di quelle quattro cose non si producono misurando il perimetro.
Domande Frequenti
Sì, quando i lavori vengono poi affidati a noi. Se serve unicamente a corredare una pratica o un preventivo senza affidamento delle opere, ha un costo di 250 euro, che viene scalato per intero dal preventivo in caso di successivo affidamento. In pratica: chi ci dà il lavoro non lo paga mai.
Perché è una giornata di lavoro, e in certi casi quello che ne esce serve a qualcosa che non riguarda noi: una pratica da depositare, un confronto con altre imprese, una domanda di bando. In quei casi non stiamo vendendo un lavoro, stiamo producendo un documento. Lo diciamo prima, e il costo lo scaliamo se poi il lavoro lo facciamo noi.
Su un appartamento in genere un'ora, un'ora e mezza. Su una facciata o su un problema d'acqua di più, perché bisogna girare intorno all'edificio e guardare anche quello che sta sopra e sotto. Se il lavoro riguarda parti comuni conviene che ci sia anche l'amministratore o chi ha le chiavi degli spazi comuni.
È meglio, almeno all'inizio e alla fine. All'inizio perché le prime domande riguardano cosa vuoi ottenere, e la risposta cambia il lavoro più di qualsiasi misura. Alla fine perché è il momento in cui ti diciamo cosa abbiamo visto, e conviene sentirlo di persona invece che leggerlo dieci giorni dopo in un preventivo.
Poco. Se ci sono, servono la planimetria e le eventuali pratiche edilizie precedenti. Poi le chiavi di cantine, sottotetti e locali comuni, perché le cose che spostano il preventivo stanno quasi sempre lì. E l'accesso libero alle pareti che ci interessano: un armadio addossato al muro nasconde esattamente il punto che dobbiamo guardare.
Battiamo, sempre: è l'unico modo per sapere dove l'intonaco ha perso presa. I fori li facciamo solo se servono davvero e sempre dopo averlo chiesto: un foro di ispezione da pochi millimetri per guardare dentro un'intercapedine o sotto una pavimentazione. Sono verifiche che costano poco e chiudono discussioni che altrimenti durano mesi.
Di solito entro pochi giorni. Se il caso richiede una verifica in più te lo diciamo lì, con i tempi. Quello che non facciamo è darti un numero a voce mentre siamo ancora in casa tua: un numero detto in piedi, senza aver fatto i conti, non è un favore a nessuno dei due.
Te lo diciamo, ed è successo. Ci sono casi in cui la cosa giusta è non fare l'intervento che ci avevi chiesto, o farne un altro, o rivolgersi a un altro mestiere. È l'unico modo per cui, la volta dopo, quello che diciamo vale qualcosa.
Se non sei ancora a questo punto, comincia dall'anteprima: guarda cosa deve contenere un preventivo fatto per essere verificato e quali domande fare prima di firmare.
Approfondimenti
Il preventivo fatto per essere verificato
Cosa deve contenere, voce per voce.
Come scegliere l'impresa edile
Le domande da fare prima di firmare.
Le varianti in corso d'opera
Cosa succede quando a muri aperti si trova altro.
Quando il mezzo non ci arriva
Le quattro misure dell'accesso, e perché si prendono prima.
Comprare casa da ristrutturare
Il sopralluogo che conviene fare prima della proposta.
Fine lavori: i documenti da pretendere
Come finisce un lavoro cominciato bene.