Le travi dei tetti in legno non cedono al centro ma alle estremità, dove entrano nel muro: lì l'aria non circola e l'umidità resta, e sopra il venti per cento di umidità partono i funghi della carie che svuotano la trave dall'interno. La diagnosi in opera degli elementi lignei portanti è regolata dalla UNI 11119. Nella maggior parte dei casi non serve rifare il tetto: si ripristina la testa della trave, si affianca un elemento nuovo, oppure si sostituisce solo l'elemento compromesso. Chiudere la via dell'acqua è parte dell'intervento, non un lavoro a parte.
I tetti in legno non cedono all'improvviso. Danno segnali per anni, e quasi sempre nessuno li legge, perché sono segnali che sembrano piccoli: una macchia che va e viene sul soffitto, un pavimento del piano di sopra che comincia a scendere, una porta della mansarda che non chiude più come prima.
Poi arriva un giorno in cui la trave non tiene, e a quel punto non si parla più di manutenzione.
Il Legno Non Marcisce Dove Guardi
Questa è la cosa che sorprende tutti. Guardi la trave dal basso, la vedi sana, la batti e sembra solida. Il problema quasi sempre non è al centro, è alle estremità, nel punto in cui la trave entra nella muratura.
Il motivo è semplice. Dentro il muro l'aria non circola, l'umidità che arriva dalla muratura si concentra, e il legno resta bagnato per mesi. Il legno asciutto dura secoli. Sopra il venti per cento di umidità entra nella fascia di rischio, e se resta bagnato a lungo i funghi della carie ne consumano la struttura interna. La buona notizia è che il processo non è irreversibile: quando il legno torna stabilmente sotto quella soglia l'attività fungina si arresta e i funghi restano quiescenti. Ripartono solo se il legno si ribagna. Ecco perché chiudere la via dell'acqua non è un lavoro accessorio, è metà dell'intervento.
Il risultato è una trave che sembra intera e non lo è. La sezione che lavora si è ridotta, ma la superficie visibile è ancora lì.
I segnali da prendere sul serio
Il pavimento del piano superiore che si abbassa verso il centro della stanza. Le porte e le finestre della mansarda che iniziano a incastrarsi. Macchie scure o polverose sul soffitto, sempre nella stessa zona, che compaiono dopo la pioggia e poi sbiadiscono. Piccoli cumuli di polvere di legno per terra, che indicano insetti al lavoro. La battitura con il martello dà un'indicazione dove la trave è raggiungibile, un suono sordo invece che secco segnala vuoto sotto, ma non dice nulla sulla testa incastrata nel muro, che è proprio il punto che conta e che si guarda solo aprendo.
Come Si Capisce Prima, Sul Serio
Si capisce guardando, ma guardando nel modo giusto e nel punto giusto. Esiste una norma tecnica dedicata, la UNI 11119, che riguarda l'ispezione in situ per la diagnosi degli elementi lignei in opera e la stima delle capacità residue. Due precisazioni oneste: è nata nell'ambito dei beni culturali e sul costruito ordinario si applica per analogia, ed è una norma volontaria, non un obbligo di legge. Resta il riferimento metodologico migliore che esista. Gli interventi di riparazione veri e propri sono invece trattati dalla UNI 11138.
Nella norma l'ispezione visiva ravvicinata è il metodo principale, e l'indagine strumentale è integrativa, da usare quando la visiva non basta a decidere. È l'ordine giusto anche in pratica: prima si guarda da vicino il punto critico, poi si misura.
Ispezione visiva ravvicinata, non da terra
Si guarda da vicino ogni appoggio, non l'insieme del tetto. Si cercano fessurazioni, deformazioni, tracce di attacco biologico e soprattutto lo stato del punto in cui la trave entra nel muro. Serve arrivarci fisicamente, quindi spesso serve smontare un pezzo di controsoffitto.
Misura dell'umidità del legno
Con uno strumento, non a sensazione, e sulla testa incastrata servono elettrodi a infissione profonda, perché i puntali corti leggono solo i primi centimetri. Sopra il venti per cento il legno è in fascia di rischio. Sotto, l'attacco in corso si arresta, ma attenzione: un legno oggi asciutto può avere una carie già consumata in passato, quindi la sezione va comunque verificata.
Indagine strumentale sulla sezione residua
Serve quando l'ispezione visiva non basta a decidere, e tipicamente si fa con un trapano strumentato. È il passaggio che permette a un tecnico di stimare quanta sezione lavora ancora e di dire se la struttura regge. Non sostituisce l'ispezione visiva: la completa.
Trovare da dove entra l'acqua
Riparare il legno senza chiudere la via dell'acqua vuol dire rifare lo stesso lavoro fra dieci anni. Nella maggior parte dei casi il colpevole è la lattoneria, un converso, un camino mal raccordato o un muro che spinge umidità verso l'appoggio.
Chi fa cosa, per essere chiari
La valutazione strutturale e i calcoli sono di competenza di un tecnico abilitato, ingegnere o architetto. Noi facciamo l'ispezione, apriamo dove serve per guardare gli appoggi, mettiamo in sicurezza e poi eseguiamo. Se serve il tecnico te lo diciamo prima di iniziare e lo coinvolgiamo noi, non ti mandiamo a cercarlo dopo.
Cosa Si Fa Quando È Marcia
Quasi mai si butta giù il tetto. Nella maggior parte dei casi il degrado è localizzato, e la scelta sta fra tre strade.
La prima è il ripristino della testa della trave, e ha due varianti. Con la protesi lignea si asporta la parte degradata e si collega un elemento in legno nuovo con barre passanti: è la soluzione più conservativa e la più simile al materiale originale. Con il ripristino a betoncino epossidico si eseguono perforazioni parallele all'asse, si inseriscono barre in acciaio inox o in vetroresina e si satura con un betoncino caricato scelto per avere una rigidezza vicina a quella del legno. Si usano quando il resto della trave è sano.
La seconda è l'affiancamento: si accosta un elemento nuovo, in legno o in acciaio, che prende il carico. Attenzione a un dettaglio che decide tutto: se la testa è marcia, l'elemento affiancato deve trovare un appoggio nuovo e sano, con un cordolo, una mensola o una staffa ancorata alla muratura. Appoggiarlo sullo stesso punto degradato non risolve niente.
La terza è la sostituzione dell'elemento. Costa di più e richiede di sostenere temporaneamente la copertura, ma quando la trave è compromessa su tutta la lunghezza è l'unica onesta.
In collina e in montagna c'è un fattore in più: il peso della copertura
Un tetto in coppi pesa indicativamente fra i cinquanta e gli ottanta chili al metro quadro. Un tetto in lose di pietra parte da centoventi e nei formati tradizionali arriva molto più in alto: pesa il doppio o il triplo, e un'orditura degradata sotto una copertura pesante ha molto meno margine. Nelle case di pietra della collina torinese e della bassa Valle d'Aosta questa è la combinazione che rende la verifica non rimandabile, soprattutto se la casa resta chiusa per mesi e nessuno si accorge di una perdita.
Se la Casa la Usi Poco
È il caso peggiore ed è anche il più comune fra le seconde case. Una perdita piccola che gocciola per un intero inverno su una testa di trave fa più danno di un temporale violento, perché il legno non ha mai il tempo di asciugare.
Se hai una casa che apri due volte l'anno, il controllo da fare non è al tetto in generale: è agli appoggi delle travi e ai punti dove il tetto incontra qualcos'altro, camini, muri più alti, canali di gronda. Sono pochi punti, e sono sempre gli stessi.
Mandaci le foto del soffitto, del punto dove compaiono le macchie e del sottotetto se riesci ad accedere. Ti diciamo se siamo su un intervento puntuale o su qualcosa di più esteso, e se serve un tecnico strutturale te lo diciamo prima di iniziare.
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