Un paese dove il restauro fatto bene è una tradizione locale da centocinquant'anni. E tredici villaggi distribuiti fra il fondovalle e il versante, che è la vera variabile di ogni cantiere.
Issogne sta sulla destra orografica della Dora Baltea, nella bassa Valle d'Aosta, di fronte a Verrès. Poco meno di milletrecento abitanti su quasi ventiquattro chilometri quadrati, distribuiti in tredici frazioni. I nomi dicono già tutto quello che serve sapere a chi ci deve lavorare: Pied-de-ville e Sommet-de-Ville, il piede del paese e la cima del paese.
La storia del posto è antica. Le prime testimonianze parlano di una villa romana già nel I secolo dopo Cristo. Il castello appartenne prima al vescovo di Aosta e poi agli Challant, e l'edificio medievale fu trasformato radicalmente alla fine del Quattrocento per volontà di Giorgio di Challant, che ne fece una residenza signorile con il cortile della fontana del melograno e il portico affrescato.
C'è però un dettaglio che dice molto di più sul modo di lavorare qui. Nel 1872 il castello fu comprato dal pittore torinese Vittorio Avondo, che lo restaurò rispettando il carattere dei luoghi e lo riarredò con mobili originali recuperati sul mercato antiquario, invece di rifarlo a modo suo. In un'epoca in cui si demoliva e si reinventava, qui si è scelto di conservare. Quella scelta è il motivo per cui il castello esiste ancora.
È la stessa logica che serve sulle case di pietra dei villaggi: non si migliora una muratura antica rendendola più dura, si migliora lasciandola lavorare come è stata pensata. Il cemento su una parete in pietra è il modo più veloce per rovinarla.
A Issogne conta la quota. Fondovalle e versante sono due cantieri diversi, con accessi diversi e problemi diversi.
La parte bassa, attorno a Pied-de-ville, è la più accessibile e la più recente. Case singole, terreni pianeggianti e accessi carrabili quasi ovunque.
Il lavoro tipico è il drenaggio attorno all'edificio, gli allacci e i vespai, oltre alle ristrutturazioni complete. È dove i mezzi entrano e i costi restano prevedibili.
Salendo verso Sommet-de-Ville e le altre frazioni il costruito cambia: pietra locale, edifici addossati, passaggi nati per una gerla e non per un veicolo.
Qui la variabile che decide tutto è l'accesso. Il mini escavatore passa da ottanta o novanta centimetri, ma il percorso va visto prima. E sulle murature si lavora in calce, mai in cemento.
Il versante è modellato da terrazzamenti storici, spesso in muratura a secco, che reggono terra coltivata da secoli e che oggi sostengono giardini e accessi.
Quando un terrazzamento cede non è un problema estetico: è terreno che si è mosso. Si valuta l'estensione, si rifà il drenaggio dietro e si interviene sul tratto compromesso.
Prezzi indicativi per Issogne. Zona extra rispetto alla nostra area abituale: sopralluogo su richiesta e a pagamento, scalato dal preventivo se accetti il lavoro.
Trincee, livellamenti, basamenti e allacci dove i mezzi grandi non entrano. Il mini passa da aperture di ottanta o novanta centimetri e lavora fra le case dei villaggi.
In montagna l'acqua arriva da monte, non da sotto. Va intercettata prima dell'edificio con dreno, geotessile e scarico che finisce in un punto reale.
Scavo, fondazione e strato drenante dietro il muro. Su un versante e il dreno a decidere la durata, non lo spessore del calcestruzzo.
Ristilatura dei giunti in calce, ricucitura dei paramenti, ripresa delle parti degradate. Sulla pietra antica si lavora in calce, mai in cemento.
Il punto dove la trave entra nel muro e quello che cede per primo, e in una casa poco abitata nessuno se ne accorge. Si apre, si guarda, si riprende.
Case e rustici chiavi in mano, con un solo preventivo e un solo referente per tutto il cantiere.