Capoluogo di provincia che perde abitanti: case che cambiano proprietario, cantine controterra in centro e fasce da tenere in piedi in collina.
Savona conta 60.661 abitanti ed è il capoluogo della provincia. Ma il dato che conta di più, per chi lavora sulle case, è un altro: la popolazione è in calo del 4,8 per cento dal 2013, quasi tremila residenti in meno.
Una città che perde abitanti non è una città che smette di avere bisogno di lavori: è una città dove le case cambiano proprietario. Passano per eredità, vengono vendute, restano vuote per periodi lunghi. È il momento in cui un immobile fermo da anni deve essere rimesso in condizione.
A questo si somma il dato provinciale: in provincia di Savona il 49,8 per cento delle abitazioni non è occupato da residenti. Quasi una casa su due.
Savona non è una città piatta, e questo cambia i lavori a seconda di dove ti trovi.
Nel centro e lungo la costa ci sono edifici in linea, cortili interni chiusi, cantine e locali interrati che confinano con la terra su più lati. È lì che si concentrano i problemi di umidità di risalita e di muri controterra, ed è lì che l'accesso per un mezzo diventa il primo problema da risolvere.
Nei quartieri collinari e nelle frazioni alte si sale, e con la pendenza arrivano le fasce, i muri di sostegno, i vialetti ripidi e l'acqua che scende dal versante. Molte case hanno terrazzamenti costruiti quando la terra si coltivava e oggi non li guarda più nessuno.
Nei quartieri costruiti fra gli anni Sessanta e Ottanta il tema è la manutenzione arretrata: frontalini, balconi, impianti a fine corsa. È il patrimonio su cui in Italia si concentra la quota maggiore degli interventi.
La Liguria è fra le regioni più fragili d'Italia, e non è un modo di dire: secondo il rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico, in tutti i 235 comuni liguri sono presenti aree a pericolosità da frana elevata o molto elevata, oppure a pericolosità idraulica media. Non alcuni comuni: tutti.
Sulla superficie regionale, le aree a elevato rischio frana e a media pericolosità idraulica valgono 902,8 chilometri quadrati, il 16,7 per cento del totale.
Per un proprietario questo si traduce in tre cose concrete: l'acqua che scende dai versanti va intercettata a monte, i muri di sostegno vanno guardati prima che cedano, e ogni scavo va valutato per come cambia il modo in cui l'acqua si muove nel terreno.
Veniamo da Chieri, e questo vuol dire che siamo la scelta giusta per certi lavori e quella sbagliata per altri. Preferiamo dirlo prima del sopralluogo, non dopo.
Siamo adatti ai lavori che tengono occupata la squadra per un periodo continuativo: scavi e drenaggi perimetrali, muri di sostegno e fasce da ricostruire, cortili e accessi da rifare, ristrutturazioni complete.
Non siamo adatti alla riparazione singola: il guasto, la perdita, l'intervento di due ore. Non è il nostro mestiere e a questa distanza non avrebbe senso per nessuno dei due.
Sul modo di lavorare, con i proprietari che stanno lontano ci siamo organizzati così: quello che facciamo e in quanto tempo lo mettiamo per iscritto prima di iniziare, e durante il cantiere mandiamo foto e video ogni settimana. Vedi come procede senza doverti muovere, e se qualcosa non ti torna lo dici quando si può ancora cambiare.
Cementare la faccia di un muro a secco. Sembra un rinforzo ed è una condanna: gli si toglie l'ultima via d'uscita all'acqua, la spinta aumenta e quando cede viene giù un blocco rigido invece di pietre sciolte.
Rimandare il lavoro a stagione aperta. Il danno si scopre a luglio, quando in riviera i cantieri sono limitati e a volte vietati. Così si slitta a ottobre, e a ottobre arrivano le piogge che fanno cadere quello che era ancora in piedi.
Drenaggi senza sbocco. Un tubo che non ha un punto più basso dove scaricare si satura e smette di funzionare: in due stagioni si torna al punto di partenza, con i soldi dello scavo già spesi.
Pavimentare tutto intorno a casa senza pendenza. Sembra ordine, ed è il modo più rapido per far restare l'acqua contro il muro. Una pavimentazione va sempre in allontanamento, e possibilmente staccata dalla parete.
Piante dentro i muri. Un fico o un'acacia nati fra le pietre non sono pittoreschi: le radici entrano negli incastri e li aprono come cunei. Un albero adulto dentro una fascia è una demolizione programmata.
Sulla costa la finestra buona va da ottobre a maggio, ed è il contrario di quello che pensa la maggior parte dei proprietari.
Le ragioni sono tre. In estate molte località limitano i cantieri e in diversi comuni i ponteggi in stagione non si montano. Il traffico e la ricettività rendono difficile anche solo far arrivare un mezzo. E soprattutto d'estate la casa la stai usando: un cantiere sotto il terrazzo ti rovina proprio le settimane in cui ci sei.
Chi chiama a ottobre trova le imprese più libere, i prezzi meno tirati e il lavoro finito per l'apertura. Chi chiama a giugno, in genere, aspetta l'anno dopo.
Fra i carruggi del centro e le fasce della collina, a Savona il problema tecnico numero uno è spesso arrivare al punto di lavoro.
Le quattro misure che guardiamo, e che bastano da una foto fatta col telefono: la larghezza del passaggio più stretto, misurata dove c'è l'ostacolo peggiore e non dove la strada è comoda; l'altezza libera, se si passa sotto un arco o un balcone; la pendenza della rampa; e la portata, se sotto il passaggio c'è una cantina o un solaio.
Se una delle quattro non va, non si forza: si cambia macchina o si cambia metodo. Su una fascia stretta o in un cortile chiuso, una macchina piccola non è un ripiego: è la differenza fra fare il lavoro a macchina e farlo a mano, con tempi e costi doppi.
I segnali che arrivano mesi prima del crollo, e perché cementarlo peggiora tutto.
Perché si risolve da fuori e dove deve finire l'acqua del drenaggio.
Il calendario che funziona sulla riviera, e perché giugno e già tardi.
Cairo Montenotte, Carcare, Millesimo, Cengio, Altare, Mallare, Dego.