In sintesi

La muffa in casa è quasi sempre condensa, non infiltrazione. Sono due cause opposte: una porta l'acqua dall'aria di dentro, l'altra da fuori. Si distinguono da dove compare la macchia, dal suo contorno e da quando peggiora, e in caso di dubbio da una prova con un pezzo di plastica che costa zero e dura due giorni. Sbagliare diagnosi significa fare un lavoro che non serve e rifarlo dopo.

Due pareti a confronto. A sinistra la condensa: la macchia nasce negli angoli e dietro i mobili, e prende l'acqua dall'aria dentro casa, quindi peggiora d'inverno e con la casa chiusa. A destra l'infiltrazione: la macchia ha un contorno definito, parte da un punto preciso, e prende l'acqua da fuori, quindi peggiora quando piove. Sotto, la prova pratica del pezzo di plastica incollato al muro, che dice da quale lato arriva l'umidità: se si bagna la faccia verso la stanza e condensa, se si bagna la faccia verso il muro e acqua che viene da dentro la parete. Due macchie, due cause opposte e il rimedio dell'una non serve all'altra condensa negli angoli l'acqua viene dall'aria di casa peggiora d'inverno infiltrazione l'acqua viene da fuori peggiora quando piove La prova che costa zero un pezzo di plastica sigillato al muro, due giorni Bagnato sul lato stanza è condensa: l'acqua arriva dall'aria Bagnato sul lato muro l'acqua arriva da dentro la parete Due giorni di attesa contro un lavoro sbagliato
La condensa nasce negli angoli e dietro i mobili e peggiora d'inverno; l'infiltrazione ha un contorno definito e peggiora quando piove. Un pezzo di plastica sigillato al muro per due giorni dice da quale lato arriva l'acqua.

È una delle telefonate che riceviamo più spesso, e comincia quasi sempre con la stessa parola: infiltrazione. C'è una macchia scura in un angolo della camera, o dietro l'armadio, e la conclusione è già tratta: entra acqua da fuori.

Nella maggior parte dei casi non entra niente da fuori. L'acqua che fa quella macchia era già dentro casa, sotto forma di vapore, e si è depositata sul punto più freddo della stanza.

La differenza non è accademica. Sono due problemi con due rimedi diversi, che non si sostituiscono a vicenda: chi risana una parete contro l'umidità di risalita quando il problema era il ricambio d'aria ha speso dei soldi e fra un anno ha di nuovo la macchia.

Le tre cose che le distinguono

Non serve uno strumento. Servono tre osservazioni, e si fanno da soli.

Dove compare

La condensa sceglie i punti più freddi, e i punti più freddi di una stanza sono sempre gli stessi: gli angoli fra due pareti esterne, lo spigolo fra parete e soffitto, la zona attorno al telaio della finestra, la parete dietro un armadio addossato al muro esterno, il vano di una tapparella.

L'infiltrazione, invece, parte dal punto in cui l'acqua riesce dal pacchetto murario. Può essere ovunque, ma di solito ha un rapporto visibile con qualcosa: uno sporto, un balcone sopra, un pluviale che passa in quel punto, la traccia di un tubo.

Che forma ha

La condensa sfuma. Comincia con una velatura grigia o verdastra, spesso puntiforme, e si estende in modo graduale senza un bordo netto. Attecchisce sulla superficie: la si passa con un dito e sporca.

L'infiltrazione ha un contorno più definito, a volte con un alone più scuro sul bordo, e bagna il materiale in profondità. Se la parete è davvero bagnata, e non solo ammuffita in superficie, si sente al tatto: è fredda e cede sotto la pressione se l'intonaco ha ceduto.

Quando peggiora

È l'indizio più forte di tutti, e basta osservarlo per qualche settimana. La condensa peggiora d'inverno, con la casa chiusa, e migliora in primavera quando si aprono le finestre. Segue la stagione.

L'infiltrazione segue la pioggia. Compare o si allarga dopo un temporale, e nei periodi asciutti si stabilizza. Se la macchia si muove con le precipitazioni e non con la stagione, non è condensa.

La prova che costa zero

Quando i tre indizi non bastano, c'è un modo semplice di togliersi il dubbio senza chiamare nessuno.

Poi si guarda da che parte c'è l'acqua. Se le goccioline stanno sulla faccia rivolta verso la stanza, l'umidità arriva dall'aria: è condensa. Se stanno sulla faccia a contatto col muro, e il muro sotto è scuro e bagnato, l'acqua arriva da dentro la parete, e allora bisogna cercare da dove.

È una prova vecchia quanto il mestiere, e resta la più onesta: non dipende da chi la interpreta.

Se è condensa: cosa la causa davvero

La condensa nasce dall'incontro di due cose: aria umida e una superficie fredda. Togliendo una delle due il problema sparisce, e quasi sempre è più economico agire sull'aria che sul muro.

La scala degli interventi, dal più economico al più impegnativo, è quasi sempre questa: ricambio d'aria, poi il singolo ponte termico se il problema è localizzato, poi l'isolamento della parete se è diffuso. Partire dall'ultimo è il modo più caro di affrontare il problema, e non è nemmeno detto che funzioni: un cappotto fatto su una casa che non si arieggia mai sposta la condensa, non la elimina.

Se è infiltrazione: il punto di entrata non è dove si vede

È la regola che fa perdere più tempo a chi cerca da solo. L'acqua entra in un punto, cammina dentro il pacchetto seguendo le pendenze e i vuoti, e riesce dove trova la via più comoda. Fra ingresso e macchia possono esserci metri.

Per questo si guarda sempre cosa c'è sopra e intorno, e non solo la parete che si è macchiata:

IndizioCondensaInfiltrazione
Dove compareangoli, dietro i mobili, attorno alle finestrepunto preciso, spesso sotto qualcosa
Contornosfumato, comincia puntiformedefinito, spesso con un alone
Quando peggiorad'inverno, con la casa chiusaquando piove
Al tattosuperficiale, sporca il ditoil materiale è bagnato in profondità
Dopo i serramenti nuovicompare o peggioranon cambia
Prova della plasticabagnata sul lato stanzabagnata sul lato muro

Nessun singolo indizio è una diagnosi. Tre indizi concordi lo sono quasi sempre.

Il terzo caso: l'umidità che sale dal terreno

Vale la pena nominarlo, perché chi cerca in rete trova quasi sempre solo due categorie e poi non ci si ritrova.

L'umidità di risalita non viene né dall'aria né dalla pioggia: viene dal terreno, e sale dentro la muratura per capillarità. Si riconosce da tre cose messe insieme. Sta nella parte bassa della parete, in una fascia che di solito non supera il metro o poco più, e ha un bordo superiore abbastanza orizzontale. Non segue le stagioni come la condensa né i temporali come l'infiltrazione: c'è sempre, e cambia poco. E porta con sé i sali del terreno, che sulla superficie lasciano quella patina bianca e polverosa che fa staccare la pittura a scaglie.

È il caso in cui i rimedi delle altre due categorie non funzionano proprio: arieggiare non cambia niente, e cercare una perdita in alto è tempo perso. Si lavora sulla base del muro e su come l'acqua arriva lì, quasi sempre da fuori.

Un errore che si paga due volte

Chiudiamo con il motivo per cui vale la pena passare due giorni a fare una prova con un pezzo di plastica.

Ogni anno vediamo case in cui è stato fatto un lavoro serio e ben eseguito contro il problema sbagliato. Un intonaco deumidificante su una parete che aveva un ponte termico. Un cappotto su una casa che non veniva arieggiata. Una guaina rifatta su un terrazzo che non c'entrava niente, mentre l'acqua entrava da un pluviale rotto tre metri più in là.

In tutti questi casi il conto si paga due volte: la prima per il lavoro che non serviva, la seconda per quello che serviva davvero. E in mezzo ci sono uno o due anni in cui si pensa che il problema sia irrisolvibile.

La diagnosi è la parte più economica di tutta questa storia. È anche l'unica che non si può saltare.

Perché l'antimuffa non chiude la questione

È il prodotto più venduto e il più frainteso. Un antimuffa è un biocida: uccide le spore presenti e permette di ridipingere senza che la macchia riemerga subito. Fa il suo lavoro, ma il suo lavoro non è togliere l'acqua.

Se quel punto continua a essere il più freddo della stanza e l'aria continua a essere carica di vapore, la condensa si riforma. Passano diciotto mesi, due anni, e la muffa ritorna esattamente dov'era. Chi ha fatto questo giro tre volte finisce per credere che contro la muffa non ci sia niente da fare.

C'è da fare, ma sta a monte: ridurre l'umidità dell'aria o alzare la temperatura di quella superficie. L'antimuffa è l'ultimo passaggio di quel lavoro, non il lavoro.

Cosa chiedere a chi viene a guardare

Vale sia per noi che per chiunque altro. Sono tre domande che separano una diagnosi da un preventivo.

Domande Frequenti

Ho la muffa in un angolo della camera. È un'infiltrazione?

Quasi mai. La muffa che compare negli angoli, dietro un armadio o attorno al serramento è nella grande maggioranza dei casi condensa: quel punto è più freddo del resto della parete e l'umidità dell'aria di casa ci condensa sopra. L'infiltrazione ha un aspetto diverso, con un contorno più definito, e segue la pioggia invece dell'inverno.

Come faccio a esserne sicuro senza chiamare nessuno?

C'è una prova che costa zero. Si taglia un pezzo di plastica trasparente di una trentina di centimetri di lato, lo si sigilla con nastro su tutti e quattro i lati sopra la zona umida, e si aspetta due giorni. Se si bagna la faccia rivolta verso la stanza è condensa. Se si bagna la faccia a contatto col muro, l'acqua sta arrivando da dentro la parete, e allora si cerca da dove.

Il pittore dice che basta un prodotto antimuffa.

Toglie il segno, non la causa. Un antimuffa è un biocida: uccide quello che c'è e permette di ridipingere. Se il punto continua a essere il più freddo della stanza, la condensa ci torna, e la muffa dopo di lei. È il lavoro che si rifà ogni due anni, ed è il motivo per cui molta gente pensa che contro la muffa non ci sia niente da fare.

Allora devo mettere il cappotto?

Non necessariamente, e comunque non è la prima domanda. Prima si guarda se il problema è localizzato, per esempio su un ponte termico preciso, o diffuso su tutta la casa. Nel primo caso spesso si risolve su quel punto. Nel secondo entra in gioco anche il ricambio d'aria, che di solito costa molto meno del cappotto e a volte basta da solo.

Ho cambiato i serramenti e da allora ho la muffa. Sono difettosi?

No, funzionano fin troppo bene. I vecchi infissi lasciavano passare aria in continuazione, e quell'aria portava fuori l'umidità prodotta in casa. Con serramenti a tenuta quell'umidità resta dentro e si deposita sul punto più freddo. È un caso classico, e si risolve sul ricambio d'aria, non sulle finestre.

Quanta umidità produce davvero una famiglia?

Più di quanto sembri: respirare, cucinare, fare la doccia, asciugare il bucato dentro casa. In un appartamento abitato normalmente sono litri d'acqua al giorno immessi nell'aria. Finché quell'aria viene ricambiata, non succede niente; quando la casa è chiusa bene e non si apre mai, quell'acqua deve depositarsi da qualche parte, e sceglie il punto più freddo.

Se invece è un'infiltrazione, da dove parto?

Dal capire da dove entra, che non è dove si vede. L'acqua entra in un punto, cammina dentro il pacchetto e riesce dove trova la via più comoda, spesso metri più in là. Si guarda cosa c'è sopra e intorno: un terrazzo, un tetto, un pluviale, un giunto di facciata, un balcone. Poi si interviene lì, non sulla macchia.

Venite a vedere?

Sì, nelle zone in cui lavoriamo. Se vuoi un'idea prima, mandaci un video su WhatsApp che riprende la macchia, la parete da fuori e quello che c'è sopra: nella maggior parte dei casi si capisce già da lì se siamo su una condensa o su un'infiltrazione, e ti diciamo che tipo di lavoro comporta.

Se la macchia è sotto un terrazzo che appartiene a qualcun altro, la parte tecnica è solo metà del problema: guarda anche chi paga il lastrico solare.

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