La muffa in casa è quasi sempre condensa, non infiltrazione. Sono due cause opposte: una porta l'acqua dall'aria di dentro, l'altra da fuori. Si distinguono da dove compare la macchia, dal suo contorno e da quando peggiora, e in caso di dubbio da una prova con un pezzo di plastica che costa zero e dura due giorni. Sbagliare diagnosi significa fare un lavoro che non serve e rifarlo dopo.
È una delle telefonate che riceviamo più spesso, e comincia quasi sempre con la stessa parola: infiltrazione. C'è una macchia scura in un angolo della camera, o dietro l'armadio, e la conclusione è già tratta: entra acqua da fuori.
Nella maggior parte dei casi non entra niente da fuori. L'acqua che fa quella macchia era già dentro casa, sotto forma di vapore, e si è depositata sul punto più freddo della stanza.
La differenza non è accademica. Sono due problemi con due rimedi diversi, che non si sostituiscono a vicenda: chi risana una parete contro l'umidità di risalita quando il problema era il ricambio d'aria ha speso dei soldi e fra un anno ha di nuovo la macchia.
Le tre cose che le distinguono
Non serve uno strumento. Servono tre osservazioni, e si fanno da soli.
Dove compare
La condensa sceglie i punti più freddi, e i punti più freddi di una stanza sono sempre gli stessi: gli angoli fra due pareti esterne, lo spigolo fra parete e soffitto, la zona attorno al telaio della finestra, la parete dietro un armadio addossato al muro esterno, il vano di una tapparella.
L'infiltrazione, invece, parte dal punto in cui l'acqua riesce dal pacchetto murario. Può essere ovunque, ma di solito ha un rapporto visibile con qualcosa: uno sporto, un balcone sopra, un pluviale che passa in quel punto, la traccia di un tubo.
Che forma ha
La condensa sfuma. Comincia con una velatura grigia o verdastra, spesso puntiforme, e si estende in modo graduale senza un bordo netto. Attecchisce sulla superficie: la si passa con un dito e sporca.
L'infiltrazione ha un contorno più definito, a volte con un alone più scuro sul bordo, e bagna il materiale in profondità. Se la parete è davvero bagnata, e non solo ammuffita in superficie, si sente al tatto: è fredda e cede sotto la pressione se l'intonaco ha ceduto.
Quando peggiora
È l'indizio più forte di tutti, e basta osservarlo per qualche settimana. La condensa peggiora d'inverno, con la casa chiusa, e migliora in primavera quando si aprono le finestre. Segue la stagione.
L'infiltrazione segue la pioggia. Compare o si allarga dopo un temporale, e nei periodi asciutti si stabilizza. Se la macchia si muove con le precipitazioni e non con la stagione, non è condensa.
La prova che costa zero
Quando i tre indizi non bastano, c'è un modo semplice di togliersi il dubbio senza chiamare nessuno.
- Si taglia un pezzo di plastica trasparente di una trentina di centimetri di lato, va bene anche un foglio da cartelletta.
- Lo si sigilla con nastro su tutti e quattro i lati sopra la zona umida, facendo aderire bene i bordi al muro.
- Si aspettano due giorni, vivendo la casa normalmente.
Poi si guarda da che parte c'è l'acqua. Se le goccioline stanno sulla faccia rivolta verso la stanza, l'umidità arriva dall'aria: è condensa. Se stanno sulla faccia a contatto col muro, e il muro sotto è scuro e bagnato, l'acqua arriva da dentro la parete, e allora bisogna cercare da dove.
È una prova vecchia quanto il mestiere, e resta la più onesta: non dipende da chi la interpreta.
Se è condensa: cosa la causa davvero
La condensa nasce dall'incontro di due cose: aria umida e una superficie fredda. Togliendo una delle due il problema sparisce, e quasi sempre è più economico agire sull'aria che sul muro.
- L'umidità prodotta in casa. Respirare, cucinare, la doccia, il bucato steso dentro. In un appartamento abitato sono litri d'acqua al giorno immessi nell'aria, e devono uscire da qualche parte.
- Il ricambio d'aria che non c'è più. È il caso più frequente in assoluto dopo la sostituzione dei serramenti. I vecchi infissi lasciavano passare aria in continuazione e portavano via il vapore senza che nessuno se ne accorgesse. Quelli nuovi tengono, e quel vapore resta dentro.
- I ponti termici. I punti dove la struttura conduce il freddo più del resto della parete: pilastri e travi in cemento armato annegati nella muratura, spallette delle finestre, cassonetti delle tapparelle, il solaio verso un locale non riscaldato. Lì la superficie interna è più fredda, e il vapore ci si deposita sopra.
- Il riscaldamento intermittente. Una casa scaldata due ore al giorno ha pareti sempre fredde: l'aria si scalda in fretta, il muro no, e la differenza fra i due è esattamente la condizione che serve alla condensa.
La scala degli interventi, dal più economico al più impegnativo, è quasi sempre questa: ricambio d'aria, poi il singolo ponte termico se il problema è localizzato, poi l'isolamento della parete se è diffuso. Partire dall'ultimo è il modo più caro di affrontare il problema, e non è nemmeno detto che funzioni: un cappotto fatto su una casa che non si arieggia mai sposta la condensa, non la elimina.
Se è infiltrazione: il punto di entrata non è dove si vede
È la regola che fa perdere più tempo a chi cerca da solo. L'acqua entra in un punto, cammina dentro il pacchetto seguendo le pendenze e i vuoti, e riesce dove trova la via più comoda. Fra ingresso e macchia possono esserci metri.
Per questo si guarda sempre cosa c'è sopra e intorno, e non solo la parete che si è macchiata:
- Un terrazzo o un lastrico sopra. È la causa più frequente negli appartamenti all'ultimo piano o sotto un terrazzo di altri. Se sopra c'è una superficie piana calpestabile, si parte da lì.
- Un pluviale o una grondaia. Intasati, rotti, o che scaricano contro il muro invece che lontano. È la causa più economica da risolvere e la più spesso ignorata.
- I giunti e i davanzali. Un davanzale senza gocciolatoio fa scorrere l'acqua sotto, contro il muro, invece di farla cadere.
- Il terreno, se sei al piano basso. Se la macchia sta nel primo mezzo metro da terra e si allarga in orizzontale, non si sta parlando di infiltrazione dall'alto ma di acqua che arriva dal terreno, e si affronta da fuori.
| Indizio | Condensa | Infiltrazione |
|---|---|---|
| Dove compare | angoli, dietro i mobili, attorno alle finestre | punto preciso, spesso sotto qualcosa |
| Contorno | sfumato, comincia puntiforme | definito, spesso con un alone |
| Quando peggiora | d'inverno, con la casa chiusa | quando piove |
| Al tatto | superficiale, sporca il dito | il materiale è bagnato in profondità |
| Dopo i serramenti nuovi | compare o peggiora | non cambia |
| Prova della plastica | bagnata sul lato stanza | bagnata sul lato muro |
Nessun singolo indizio è una diagnosi. Tre indizi concordi lo sono quasi sempre.
Il terzo caso: l'umidità che sale dal terreno
Vale la pena nominarlo, perché chi cerca in rete trova quasi sempre solo due categorie e poi non ci si ritrova.
L'umidità di risalita non viene né dall'aria né dalla pioggia: viene dal terreno, e sale dentro la muratura per capillarità. Si riconosce da tre cose messe insieme. Sta nella parte bassa della parete, in una fascia che di solito non supera il metro o poco più, e ha un bordo superiore abbastanza orizzontale. Non segue le stagioni come la condensa né i temporali come l'infiltrazione: c'è sempre, e cambia poco. E porta con sé i sali del terreno, che sulla superficie lasciano quella patina bianca e polverosa che fa staccare la pittura a scaglie.
È il caso in cui i rimedi delle altre due categorie non funzionano proprio: arieggiare non cambia niente, e cercare una perdita in alto è tempo perso. Si lavora sulla base del muro e su come l'acqua arriva lì, quasi sempre da fuori.
Un errore che si paga due volte
Chiudiamo con il motivo per cui vale la pena passare due giorni a fare una prova con un pezzo di plastica.
Ogni anno vediamo case in cui è stato fatto un lavoro serio e ben eseguito contro il problema sbagliato. Un intonaco deumidificante su una parete che aveva un ponte termico. Un cappotto su una casa che non veniva arieggiata. Una guaina rifatta su un terrazzo che non c'entrava niente, mentre l'acqua entrava da un pluviale rotto tre metri più in là.
In tutti questi casi il conto si paga due volte: la prima per il lavoro che non serviva, la seconda per quello che serviva davvero. E in mezzo ci sono uno o due anni in cui si pensa che il problema sia irrisolvibile.
La diagnosi è la parte più economica di tutta questa storia. È anche l'unica che non si può saltare.
Perché l'antimuffa non chiude la questione
È il prodotto più venduto e il più frainteso. Un antimuffa è un biocida: uccide le spore presenti e permette di ridipingere senza che la macchia riemerga subito. Fa il suo lavoro, ma il suo lavoro non è togliere l'acqua.
Se quel punto continua a essere il più freddo della stanza e l'aria continua a essere carica di vapore, la condensa si riforma. Passano diciotto mesi, due anni, e la muffa ritorna esattamente dov'era. Chi ha fatto questo giro tre volte finisce per credere che contro la muffa non ci sia niente da fare.
C'è da fare, ma sta a monte: ridurre l'umidità dell'aria o alzare la temperatura di quella superficie. L'antimuffa è l'ultimo passaggio di quel lavoro, non il lavoro.
Cosa chiedere a chi viene a guardare
Vale sia per noi che per chiunque altro. Sono tre domande che separano una diagnosi da un preventivo.
- Da dove arriva l'acqua, secondo lei, e perché. Se la risposta è solo il nome di un prodotto, non è una diagnosi.
- Cosa mi succede se non faccio niente. Una condensa è un problema di salubrità e di finiture; un'infiltrazione che arriva a un solaio diventa un problema strutturale. Sono urgenze diverse e vanno dette.
- Come faccio a sapere se ha funzionato. Un intervento sulla condensa si verifica il primo inverno; uno su un'infiltrazione, alla prima pioggia forte. Chi lo dice prima si sta prendendo una responsabilità verificabile.
Domande Frequenti
Quasi mai. La muffa che compare negli angoli, dietro un armadio o attorno al serramento è nella grande maggioranza dei casi condensa: quel punto è più freddo del resto della parete e l'umidità dell'aria di casa ci condensa sopra. L'infiltrazione ha un aspetto diverso, con un contorno più definito, e segue la pioggia invece dell'inverno.
C'è una prova che costa zero. Si taglia un pezzo di plastica trasparente di una trentina di centimetri di lato, lo si sigilla con nastro su tutti e quattro i lati sopra la zona umida, e si aspetta due giorni. Se si bagna la faccia rivolta verso la stanza è condensa. Se si bagna la faccia a contatto col muro, l'acqua sta arrivando da dentro la parete, e allora si cerca da dove.
Toglie il segno, non la causa. Un antimuffa è un biocida: uccide quello che c'è e permette di ridipingere. Se il punto continua a essere il più freddo della stanza, la condensa ci torna, e la muffa dopo di lei. È il lavoro che si rifà ogni due anni, ed è il motivo per cui molta gente pensa che contro la muffa non ci sia niente da fare.
Non necessariamente, e comunque non è la prima domanda. Prima si guarda se il problema è localizzato, per esempio su un ponte termico preciso, o diffuso su tutta la casa. Nel primo caso spesso si risolve su quel punto. Nel secondo entra in gioco anche il ricambio d'aria, che di solito costa molto meno del cappotto e a volte basta da solo.
No, funzionano fin troppo bene. I vecchi infissi lasciavano passare aria in continuazione, e quell'aria portava fuori l'umidità prodotta in casa. Con serramenti a tenuta quell'umidità resta dentro e si deposita sul punto più freddo. È un caso classico, e si risolve sul ricambio d'aria, non sulle finestre.
Più di quanto sembri: respirare, cucinare, fare la doccia, asciugare il bucato dentro casa. In un appartamento abitato normalmente sono litri d'acqua al giorno immessi nell'aria. Finché quell'aria viene ricambiata, non succede niente; quando la casa è chiusa bene e non si apre mai, quell'acqua deve depositarsi da qualche parte, e sceglie il punto più freddo.
Dal capire da dove entra, che non è dove si vede. L'acqua entra in un punto, cammina dentro il pacchetto e riesce dove trova la via più comoda, spesso metri più in là. Si guarda cosa c'è sopra e intorno: un terrazzo, un tetto, un pluviale, un giunto di facciata, un balcone. Poi si interviene lì, non sulla macchia.
Sì, nelle zone in cui lavoriamo. Se vuoi un'idea prima, mandaci un video su WhatsApp che riprende la macchia, la parete da fuori e quello che c'è sopra: nella maggior parte dei casi si capisce già da lì se siamo su una condensa o su un'infiltrazione, e ti diciamo che tipo di lavoro comporta.
Se la macchia è sotto un terrazzo che appartiene a qualcun altro, la parte tecnica è solo metà del problema: guarda anche chi paga il lastrico solare.
Approfondimenti
Infiltrazioni d'acqua: da dove entrano
Perché la macchia compare lontano dal punto di ingresso.
Lastrico solare: chi paga
Quando l'acqua arriva dal terrazzo di un altro.
Impermeabilizzazione del terrazzo
Come si rifà il pacchetto sopra un locale abitato.
Cantina umida: perché si ferma da fuori
Quando l'acqua arriva dal terreno e non dall'alto.
Intonaco cementizio su muro in pietra
L'errore che imprigiona l'umidità dentro la muratura.
Il marciapiede perimetrale antiumidità
L'opera più economica contro l'acqua alla base.