La città nata sulla foce del Centa, dove l'acqua non è un incidente ma la condizione di partenza. Drenaggi, pendenze e scarichi.
Albenga conta 23.576 abitanti ed è il secondo comune della provincia dopo Savona. Sta su una piana, cosa rara in Liguria, e quella piana è il motivo per cui la città esiste e anche il motivo per cui ha il problema che ha.
La città è nata dove il Centa aveva la sua foce. Un fiume, una pianura alluvionale e un centro storico costruito li sopra: l'acqua non è un incidente, e la condizione di partenza.
Non è una ricostruzione storica, è cronaca recente. Nel maggio 2024 una bomba d'acqua ha causato allagamenti diffusi ad Albenga, con criticita nella zona di viale Che Guevara e nell'area della foce. Nell'ottobre 2024 il maltempo ha allagato di nuovo la città, con il sottopasso della ferrovia chiuso e la viabilita in tilt. E nell'entroterra più di novanta famiglie sono state sfollate.
Quando una zona si allaga, la reazione naturale è guardare al fiume e ai canali, cioè alle opere pubbliche. Ma su una casa singola la differenza fra allagarsi e non allagarsi la fanno quasi sempre cose che stanno dentro la tua proprietà.
Dove scaricano i pluviali. Se il tubo che raccoglie l'acqua del tetto finisce a mezzo metro dal muro, ogni temporale versa metri cubi contro le fondazioni.
Che pendenza ha il cortile. Un piazzale piano o in contropendenza raccoglie l'acqua e la porta verso casa invece che lontano. È l'errore più frequente nei cortili rifatti senza pensarci.
Dove va l'acqua raccolta. Caditoie e pozzetti servono solo se hanno un recapito vero e se sono liberi: un pozzetto pieno di terra è un tappo, non uno scarico.
A che quota sta il pavimento del garage o della cantina. Sotto il livello del terreno esterno, senza una soglia e senza una raccolta davanti, è questione di tempo.
Secondo il rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico, in tutti i 235 comuni liguri sono presenti aree a pericolosità da frana elevata o molto elevata, oppure a pericolosità idraulica media. Le aree a elevato rischio frana e a media pericolosità idraulica valgono 902,8 chilometri quadrati, il 16,7 per cento della superficie regionale.
Ad Albenga il tema dominante è quello idraulico più che franoso, per via della piana. Ma appena ci si sposta verso le colline e le frazioni tornano le fasce, i muri di sostegno e i terrazzamenti abbandonati, con tutti i problemi che si portano dietro.
Veniamo da Chieri, e questo vuol dire che siamo la scelta giusta per certi lavori e quella sbagliata per altri. Preferiamo dirlo prima del sopralluogo, non dopo.
Siamo adatti ai lavori che tengono occupata la squadra per un periodo continuativo: scavi e drenaggi perimetrali, muri di sostegno e fasce da ricostruire, cortili e accessi da rifare, ristrutturazioni complete.
Non siamo adatti alla riparazione singola: il guasto, la perdita, l'intervento di due ore. Non è il nostro mestiere e a questa distanza non avrebbe senso per nessuno dei due.
Sul modo di lavorare, con i proprietari che stanno lontano ci siamo organizzati così: quello che facciamo e in quanto tempo lo mettiamo per iscritto prima di iniziare, e durante il cantiere mandiamo foto e video ogni settimana. Vedi come procede senza doverti muovere, e se qualcosa non ti torna lo dici quando si può ancora cambiare.
Cementare la faccia di un muro a secco. Sembra un rinforzo ed è una condanna: gli si toglie l'ultima via d'uscita all'acqua, la spinta aumenta e quando cede viene giù un blocco rigido invece di pietre sciolte.
Rimandare il lavoro a stagione aperta. Il danno si scopre a luglio, quando in riviera i cantieri sono limitati e a volte vietati. Così si slitta a ottobre, e a ottobre arrivano le piogge che fanno cadere quello che era ancora in piedi.
Drenaggi senza sbocco. Un tubo che non ha un punto più basso dove scaricare si satura e smette di funzionare: in due stagioni si torna al punto di partenza, con i soldi dello scavo già spesi.
Pavimentare tutto intorno a casa senza pendenza. Sembra ordine, ed è il modo più rapido per far restare l'acqua contro il muro. Una pavimentazione va sempre in allontanamento, e possibilmente staccata dalla parete.
Piante dentro i muri. Un fico o un'acacia nati fra le pietre non sono pittoreschi: le radici entrano negli incastri e li aprono come cunei. Un albero adulto dentro una fascia è una demolizione programmata.
La finestra buona sulla riviera va da ottobre a maggio, ma ad Albenga c'è una ragione in più per non aspettare: i lavori sull'acqua vanno fatti prima dell'autunno, che è la stagione in cui la piana si allaga.
Chi scopre il problema a ottobre, durante il primo temporale forte, e già in ritardo: il cantiere parte quando la stagione delle piogge e cominciata, e uno scavo aperto sotto la pioggia è un problema in più, non in meno.
Il momento giusto per sistemare drenaggi, pendenze e scarichi è la primavera e l'inizio dell'estate, quando il terreno è asciutto e si lavora bene. E questo, per una volta, e in controtendenza con il resto della riviera.
Il centro storico di Albenga è uno dei più integri della Liguria, con vie strette e un impianto medievale. Nelle frazioni e nella piana agricola, invece, il problema è diverso: si lavora fra serre, fasce e accessi da fondo agricolo.
Le quattro misure che decidono se il lavoro si fa a macchina: la larghezza del punto più stretto, l'altezza libera se si passa sotto un arco, la pendenza della rampa e la portata del passaggio. Bastano due foto fatte col telefono con qualcosa che dia la misura.
Su un fondo agricolo o in un cortile chiuso una macchina piccola è spesso l'unico modo per lavorare a macchina invece che a mano.
Pendenze, raccolta e recapito: dove finisce l'acqua di casa tua.
Si ferma a monte, prima che arrivi contro il muro.
Dove mandare l'acqua raccolta quando non c'è la fognatura bianca.
Loano, Pietra Ligure, Finale Ligure, Borghetto Santo Spirito, Toirano.