Scavi e Ristrutturazioni ad Aosta

Il capoluogo della valle, 34.102 abitanti fra una città romana, i quartieri cresciuti nel Novecento e le frazioni che salgono sui versanti.

Aosta e com'è fatta

Aosta conta 34.102 abitanti ed è di gran lunga il comune più grande della regione: da sola vale più di un valdostano su quattro. Sta nel fondovalle, dove la piana si allarga fra la Dora e i versanti che salgono da tutte e due i lati.

Questa posizione spiega quasi tutto quello che serve sapere prima di aprire un cantiere qui. Il centro sta in piano, ma appena ci si sposta verso i quartieri alti e le frazioni si comincia a salire, e con la pendenza cambiano l'acqua, gli accessi e il modo di lavorare.

C'è poi il dato che riguarda tutta la regione e che vale anche qui: in Valle d'Aosta il 56 per cento delle abitazioni non è occupato da residenti, la percentuale più alta d'Italia dopo Sondrio. Tradotto: più di una casa su due, in media, sta vuota per gran parte dell'anno.

Tre città sovrapposte

Aosta è nata come città romana, con l'impianto regolare del cardo e del decumano, e quel disegno si legge ancora oggi nel centro. Sopra ci sono secoli di stratificazioni, e sopra ancora la città che è cresciuta nel Novecento.

Per chi deve ristrutturare questo significa tre situazioni molto diverse, spesso a poche centinaia di metri l'una dall'altra.

Nel centro storico si lavora su edifici antichi, con murature in pietra, cortili interni e accessi stretti. Qui la tutela non è un'eccezione ma la regola, e il Comune ha una classificazione degli edifici del centro storico che stabilisce cosa si può fare su ciascuno. Va verificata prima di progettare, non dopo.

Nei quartieri costruiti fra gli anni Sessanta e Ottanta il problema è un altro: involucri poco isolati, impianti a fine corsa, balconi e frontalini che dopo cinquant'anni chiedono manutenzione seria. È il patrimonio su cui si concentra la maggior parte degli interventi, in Valle come nel resto d'Italia.

Nelle frazioni e nelle zone alte si torna alla casa in pietra, spesso di villeggiatura, con i problemi tipici del costruito di montagna: cantine che prendono umidità, muri controterra, accessi impossibili ai mezzi grandi.

Quello che vediamo più spesso

Intonaco cementizio su muratura in pietra. È l'errore più diffuso sulle case vecchie, in valle come altrove: il cemento non ferma l'umidità, le toglie la via d'uscita. L'acqua sale più in alto e ricompare sopra la fascia rifatta, mentre i sali staccano l'intonaco a placche. Su una casa in pietra si usa la calce, e prima ancora si toglie l'acqua da fuori.

Terra addossata al muro sopra il livello del pavimento interno. Succede quando si rialza un'aiuola o si livella il cortile senza pensarci: da quel momento il muro beve tutto l'anno e nessun intervento fatto da dentro lo asciuga.

Drenaggi senza sbocco. Un tubo drenante che non ha un punto più basso dove scaricare non è un drenaggio: e una vasca. Si riempie, si satura, e in due stagioni si torna al punto di partenza.

Rinterri fatti con la terra scavata. La terra fine si ricompatta e impedisce all'acqua di raggiungere il tubo. Serve ghiaia lavata, e la terra di risulta va usata altrove.

Lavori aperti a fine stagione. In quota chi comincia a ottobre rischia di trovare il gelo prima di aver chiuso, e uno scavo aperto che gela è un danno, non una pausa.

Quando si lavora davvero

Ad Aosta il fondovalle sta intorno ai seicento metri, quindi la stagione utile è più lunga che nelle valli laterali. Ma appena si sale verso le frazioni e i versanti, la finestra si stringe in fretta.

La regola pratica che usiamo: gli scavi si fanno da marzo a novembre nel fondovalle, con margini più stretti man mano che si guadagna quota. Il terreno gelato non si scava, e un rinterro fatto con terra gelata si assesta in primavera lasciando avvallamenti sotto quello che hai appena costruito.

Questo ha una conseguenza precisa sulle pratiche, ed è il consiglio che diamo più spesso: le carte si muovono d'inverno. I quindici giorni della dichiarazione, l'eventuale autorizzazione e i tempi degli uffici si consumano nei mesi in cui comunque non si lavorerebbe.

Per chi ha la seconda casa il vantaggio è doppio: le pratiche partono quando la casa è chiusa e il cantiere si chiude prima che tu arrivi.

Il fondovalle e il versante

In una città di fondovalle circondata da pendii, l'acqua arriva da due parti e va gestita in due modi diversi.

Dal versante scende l'acqua di scorrimento, quella che dopo un temporale corre sul prato o sulla strada e si ferma contro il primo muro che trova. Contro quella il lavoro utile è a monte, con una canaletta di guardia che la intercetti prima che prenda velocità.

Dal terreno arriva l'acqua che cammina sottoterra, più lenta e più subdola, quella che bagna la cantina giorni dopo la pioggia. Contro quella serve un drenaggio interrato, e serve che abbia dove scaricare.

Su una casa in pendenza servono quasi sempre tutte e due le cose, ed è il motivo per cui gli interventi fatti a metà lasciano il problema dov'era.

Cosa serve prima di scavare

La Valle d'Aosta è una regione a statuto speciale e sul territorio legifera in proprio. Chi arriva da fuori e applica le regole di casa propria si trova a rifare le carte.

Sul vincolo idrogeologico la norma di riferimento è l'articolo 23 della legge regionale 3 del 2020: l'autorizzazione serve per i movimenti di terra che cambiano l'assetto idrogeologico o la destinazione originaria del territorio. Non è dovuta quando l'intervento ricade nelle zone già edificate o destinate all'edificazione previste dall'articolo 22 della legge regionale 11 del 1998. La verifica si fa sulla particella, incrociando piano regolatore e cartografia del vincolo sul Geoportale regionale.

Sulla terra che esce dallo scavo vale la norma nazionale: per i cantieri fino a 6.000 metri cubi la dichiarazione di utilizzo va trasmessa al Comune e all'ARPA almeno quindici giorni prima dell'inizio dei lavori. È il termine che fa slittare più cantieri di qualunque altro.

I lavori per cui ci chiamano

Veniamo da Chieri e in Valle d'Aosta arriviamo per lavori che giustificano la trasferta, non per un intervento di due ore. Questo significa che siamo la scelta giusta per certe cose e quella sbagliata per altre, e preferiamo dirlo prima.

Scavi e drenaggi intorno alla casa. Perimetrali contro l'umidità, canalette di guardia a monte, trincee per allacci, sistemazione del terreno che scarica verso il muro.

Muri di sostegno e terrazzamenti. Ricostruzione di tratti che si sono mossi, con il drenaggio rifatto dietro, che è la parte che decide se il muro tiene.

Cortili, vialetti e accessi. Fondi, pendenze, raccolta dell'acqua. Sono i lavori dove il mezzo piccolo fa la differenza, perché si lavora dentro spazi che un escavatore da cantiere non affronta.

Ristrutturazioni complete, quando il lavoro tiene occupata la squadra per settimane. In quel caso la distanza si ammortizza e possiamo seguire il cantiere come uno di casa.

Quello che non facciamo è la riparazione singola: il guasto, la perdita, l'urgenza. Non è il nostro mestiere e da 110 chilometri non avrebbe senso per nessuno dei due.

Se la casa è vuota dieci mesi l'anno

Con più di una casa su due non occupata da residenti, il cliente tipo in Valle d'Aosta è qualcuno che la casa la vede poche settimane l'anno. Questo cambia il modo di gestire il cantiere, e noi ci siamo organizzati per quello.

Prima di iniziare mettiamo per iscritto cosa viene fatto, in quanto tempo e a quali condizioni. Non un numero tondo: le voci, così si può discutere sul merito.

Durante il lavoro mandiamo foto e video ogni settimana. Vedi lo stato di avanzamento senza doverti muovere, e se qualcosa non ti torna lo dici quando si può ancora cambiare.

Le pratiche si muovono d'inverno. È la cosa che consigliamo sempre a chi ha la casa chiusa nella stagione fredda: i quindici giorni della dichiarazione, l'eventuale autorizzazione e i tempi degli uffici si consumano nei mesi in cui la casa non la usi, così il cantiere parte appena il terreno lo permette.

La misura che decide tutto

Ad Aosta come in tutta la valle, il problema tecnico numero uno spesso non è il lavoro in sé: è arrivarci.

Nel centro storico e nei borghi delle frazioni ci sono passaggi stretti, archi bassi, cortili chiusi e rampe ripide. Un mezzo da cantiere in quelle condizioni non entra, e se anche entrasse non girerebbe.

Le quattro misure che guardiamo, e che bastano da una foto: la larghezza del punto più stretto, misurata dove c'è l'ostacolo peggiore; l'altezza libera, se si passa sotto un arco o un balcone; la pendenza della rampa; e la portata, se sotto il passaggio c'è una cantina o un solaio.

Se una di queste quattro non va, non si forza: si cambia macchina o si cambia metodo. Ed è meglio saperlo prima di caricare il carrello.

Le Domande che ci Fanno

Venite ad Aosta anche se avete sede a Chieri?
Si, con una condizione che diciamo prima: sono circa 110 chilometri di strada, quindi prendiamo lavori che tengono occupata la squadra per un periodo continuativo, non interventi di uno o due giorni. Per gli scavi e le opere esterne significa in genere lavori da almeno una settimana.
Serve l'autorizzazione per muovere terra ad Aosta?
Dipende da dove si trova il terreno. L'articolo 23 della legge regionale 3 del 2020 la richiede per i movimenti che cambiano l'assetto idrogeologico o la destinazione originaria, ma non è dovuta nelle zone già edificate o edificabili previste dall'articolo 22 della legge regionale 11 del 1998. La verifica si fa sulla particella, sul Geoportale regionale, e sono dieci minuti di lavoro per un tecnico.
Quanto prima va comunicato lo scavo?
Se la terra viene gestita come sottoprodotto, la dichiarazione di utilizzo va trasmessa al Comune e all'ARPA almeno quindici giorni prima dell'inizio dei lavori. È il termine che fa slittare più cantieri di qualunque altro, e va messo in conto dall'inizio.
Ho una casa nel centro storico: cosa devo sapere?
Che ad Aosta il centro storico ha una classificazione comunale degli edifici che stabilisce, per ciascuno, cosa si può fare. Va verificata prima di progettare, perché cambia materiali ammessi, tempi delle autorizzazioni e costi. In più gli accessi sono stretti: la fattibilità a macchina va valutata caso per caso.
La mia casa e vuota gran parte dell'anno. Come seguo il lavoro?
È la condizione normale per noi, non l'eccezione: in Valle d'Aosta più di una casa su due non è occupata da residenti. Mandiamo foto e video del cantiere ogni settimana e mettiamo per iscritto cosa viene fatto e in quanto tempo, prima di iniziare.
Quando conviene far partire un lavoro di scavo in valle?
Le pratiche d'inverno, il cantiere in primavera. Il terreno gelato non si scava e la finestra utile in quota è stretta: se le carte partono a fine estate, il lavoro slitta all'anno dopo. Chi ha la casa chiusa nei mesi freddi ha il vantaggio di poter muovere la burocrazia proprio quando non la usa.

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