Quasi cinquemila abitanti su una fascia stretta fra il mare e il versante. Lo stesso palazzo prende salsedine davanti e acqua di monte dietro: sono due mestieri diversi.
Quasi cinquemila abitanti su meno di dieci chilometri quadri, fra Varazze e Albisola. Da Chieri sono poco più di novanta chilometri: insieme alle Albisole è il tratto di riviera più vicino a noi.
La cosa che conta, per chi ci lavora, è la forma del paese. Celle sta su una fascia stretta fra la battigia e il versante che sale subito dietro: fra la prima fila di case e la collina ci sono spesso poche decine di metri. Questo mette due problemi diversi addosso allo stesso edificio.
È anche uno dei comuni dove il patrimonio alberghiero storico sta diventando residenza, con lo stesso movimento che si vede a Varazze e a Spotorno. Sono cantieri lunghi, e per un'impresa che viene da fuori sono quelli che valgono la trasferta.
Tre situazioni, e la terza sta dietro le altre due.
Cemento armato dell'espansione fra gli anni Sessanta e Settanta, esposto in pieno all'aerosol marino. Frontalini, cordoli e parapetti sono le voci che tornano sempre, e il degrado non è estetico: è corrosione dell'armatura sotto un intonaco che sembra ancora sano.
Muratura storica, vicoli stretti, cortili interni. Il problema tecnico si somma a quello logistico e la logistica costa: dove sta il ponteggio, da dove entra il materiale, dove finisce il cassone.
Poche decine di metri più su cambia tutto: muri di fascia, terrazzamenti, acqua di versante da governare, cantine che si bagnano. Qui la salsedine conta poco e l'acqua conta tutto.
Su una fascia larga poche decine di metri, lo stesso palazzo prende due cose diverse. Davanti l'aerosol marino, che porta cloruri fin dentro il calcestruzzo e attacca l'acciaio delle armature. Dietro l'acqua che scende dal versante e cerca la via più breve per il mare, e quella via passa spesso sotto le case.
Sono due degradi che non si somigliano. Il primo si vede sui frontalini e sui cordoli, si controlla battendo e si risolve mettendo a nudo il ferro, pulendolo e proteggendolo. Il secondo si vede in cantina e sulla parete a monte, non si risolve con nessun intonaco, e si affronta da fuori intercettando l'acqua prima che arrivi.
Chi conosce solo il primo tratta una cantina umida come un problema di finitura. Chi conosce solo il secondo mette a posto i drenaggi e lascia i ferri a spingere. Su un paese così stretto vanno guardati tutti e due i lati dello stesso edificio, e questo è il motivo per cui chiediamo un video che giri intorno alla casa, non solo la facciata.
Valori indicativi per Celle Ligure, che si chiudono dopo aver visto. Su un edificio di mare l'estensione del degrado si conosce quando si comincia a scrostare: un preventivo serio dice sempre cosa succede se sotto si trova più di quanto si vedeva.
| Intervento | Costo indicativo | Da cosa dipende |
|---|---|---|
| Tinteggiatura su intonaco sano | 40 - 60 euro/mq | Tipo di pittura e altezza dell'edificio |
| Risanamento intonaco e tinteggiatura | 60 - 90 euro/mq | Quanta superficie va spicconata |
| Rifacimento completo della facciata | 80 - 110 euro/mq | Stato del supporto e presenza di decori |
| Ripristino frontalini e cordoli | 70 - 180 euro/ml | Profondità della corrosione e sezione dei ferri |
| Impermeabilizzazione di un balcone | 35 - 90 euro/mq | Se il pacchetto va demolito o no |
| Rifacimento completo del balcone | 180 - 350 euro/mq | Demolizione, pendenze, pavimentazione |
| Ponteggio, montaggio e smontaggio | 12 - 20 euro/mq | Una tantum, indipendente dalla durata |
| Ponteggio, nolo | 8 - 15 euro/mq al mese | Corre finché il ponteggio resta su |
Il nolo del ponteggio è l'unica voce che cresce col tempo invece che col lavoro: ogni settimana di pioggia e ogni attesa di una pratica si paga senza produrre avanzamento. È il motivo per cui, quando il ponteggio è su, conviene decidere di fare tutto quello che da lì si raggiunge.
Quattro cose, e due stanno dietro l'edificio.
Sui frontalini al mare non si giudica a vista: si batte, si cerca dove suona a vuoto, si misura il copriferro. Un preventivo senza quella verifica è un numero destinato a cambiare.
Da dove arriva, cosa la trattiene oggi, dove finisce quella dei pluviali. È la domanda che decide se un lavoro dura dieci anni o due inverni.
Sulle murature vecchie a contatto con terreno umido la parte bassa è sempre la più compromessa. Si guarda l'intonaco a un metro da terra, si batte, si cerca il vuoto.
Larghezza libera nel punto peggiore, altezza sotto archi e sporti, pendenza, portata. In un borgo stretto sono le quattro misure che decidono se si ragiona in ore o in giornate.
Cinque passaggi, sempre nello stesso ordine.
Prima di far muovere qualcuno guardiamo un video e le misure grezze. Con quelle diamo un ordine di grandezza in giornata: serve a capire se siamo nello stesso mondo prima di far viaggiare una squadra da Torino.
Su un edificio di mare il sopralluogo non è una formalità: si batte sui frontalini, si cerca dove suona a vuoto, si guarda quanto copriferro c'è. È il momento in cui il numero smette di essere un'ipotesi.
Lavorazioni, tempi e incognite. Se una porzione non è stata sondata sta scritto, con il modo in cui ci si comporta se sotto si trova più degrado di quanto si vedeva.
Inizio e fine si concordano prima. Se qualcosa cambia in corsa, si ferma quella voce, si quantifica e si riparte: mai un lavoro eseguito e un prezzo comunicato alla fine.
Si gira insieme e si consegna la documentazione: le foto di quello che è stato coperto, le dichiarazioni degli impianti toccati, il conto che riporta le eventuali varianti.
Non un progetto e nemmeno una planimetria. Quattro cose che si prendono col telefono in dieci minuti, e con quelle rispondiamo lo stesso giorno.
Un video girato piano, camminando, con la luce del giorno: vale più di venti foto perché mostra i rapporti fra le cose, quanto è alto un muro rispetto a una porta, quanto è stretto un passaggio, come corre una crepa. Le misure grezze delle superfici, anche a passi. Le quattro misure dell'accesso se serve un mezzo. E una frase su cosa vorresti ottenere, che spesso sposta il preventivo più delle misure.
Quello che ne esce è un'anteprima e la chiamiamo così. Il prezzo si chiude dopo il sopralluogo a Celle Ligure, e se sotto si trova più di quanto si vedeva il numero cambia: sta scritto nel preventivo, non lo scopri dopo.
Quattro, e nessuno riguarda la manodopera.
Si stucca, si ridipinge, e dopo due inverni il ferro spinge di nuovo. Finché l'armatura non viene messa a nudo, pulita e passivata, si sta rimandando con l'aspetto di aver risolto.
È il lavoro che dura meno di tutti, perché l'acqua continua ad arrivare. Prima si toglie la causa da fuori, poi si finisce da dentro: invertire l'ordine significa pagare due volte.
Fatto bene ma senza un modo per far uscire l'acqua che gli si accumula dietro, si comporta come una vasca. La spinta arriva, e allora il muro è da rifare, non da sistemare.
È la scelta che sposta il lavoro all'anno dopo, perché la catena di delibera, pratiche e occupazione di suolo è più lunga del cantiere.
Siamo di Chieri, in provincia di Torino. A Celle Ligure arriviamo da fuori e non facciamo finta del contrario: per una riparazione da mezza giornata conviene chiamare un'impresa del posto, e lo diciamo noi.
Ha senso muoverci per lavori che tengono ferma la squadra: una facciata, dei balconi, un drenaggio perimetrale, il recupero completo di un'unità. Il vantaggio di questo tratto è che Varazze e le Albisole sono a pochi chilometri: una trasferta può servire più cantieri, e si vede sul preventivo.
Il sopralluogo è gratuito quando i lavori vengono poi affidati a noi. Se serve solo a corredare una pratica o un preventivo senza affidamento ha un costo, che viene scalato per intero dal preventivo in caso di successivo affidamento.
Sì. Siamo di Chieri e Celle è a poco più di novanta chilometri, fra i punti più vicini a noi su questa costa. Vale il criterio di sempre: muoversi per lavori che tengono ferma la squadra qualche giorno. Mandi un video su WhatsApp e in giornata sai se il tuo caso rientra.
Perché Celle sta su una fascia stretta: il mare davanti e il versante subito dietro. La facciata a mare prende l'aerosol marino, che attacca le armature dentro il calcestruzzo. Il retro e le cantine prendono l'acqua che scende dalla collina. Sono due degradi diversi con due rimedi diversi, e capita spesso di doverli affrontare insieme.
Sì, è lo stesso fenomeno che si vede a Varazze e a Spotorno: patrimonio ricettivo costruito per un turismo di un'altra epoca che passa a residenza. Per chi esegue significa cantieri lunghi, che si programmano su mesi e non sulla finestra prima dell'estate, perché il lavoro è quasi tutto interno.
Quasi mai. Il mare non arriva in cantina: ci arriva l'acqua che scende dal versante e trova un percorso attraverso il terreno. Si distingue da quando compare e da dove: se si bagna durante o subito dopo la pioggia e parte da una parete a monte, quella è acqua di terreno e si affronta da fuori, con un drenaggio.
Da metà settembre a maggio per tutto quello che occupa suolo pubblico o si vede dal fronte mare. I drenaggi e le opere a monte conviene invece farli prima delle piogge d'autunno: su un terreno già carico si lavora peggio e si spende di più.
È un'anteprima e lo scriviamo sempre. Su un appartamento in ordine tiene bene. Su una facciata al mare no: la profondità della corrosione dentro un cordolo si scopre battendo, non guardando. Il numero si chiude dopo il sopralluogo.
È gratuito quando i lavori vengono poi affidati a noi. Se serve unicamente a corredare una pratica o un preventivo senza affidamento delle opere ha un costo, che viene scalato per intero dal preventivo in caso di successivo affidamento.
Sì, ed è buona parte di quello che facciamo qui. Cambia il modo di seguire il lavoro, non il lavoro: serve un referente con un nome da tutte e due le parti, un ritmo fisso di foto concordato all'inizio, e le decisioni non rimandabili prese prima, con una soglia entro cui si procede senza richiamare.
Perché la salsedine anticipa la corrosione delle armature e come si ripristina.
Cosa succede quando il drenaggio dietro il paramento si intasa.
Perché l'acqua si ferma da fuori e non da dentro.
Cosa comporta davvero dividere un ex albergo in unità.
Il comune accanto, dove la conversione alberghiera è più avanti.
Poco a ponente, dove il problema è lo spazio.