Un paese difeso in passato da due castelli, in un punto dell'alta valle rimasto per secoli strategico. Il costruito qui è antico quanto il nome del posto.
Mallare sta nell'entroterra ligure, in provincia di Savona, nel sistema dell'alta Val Bormida. La storia del paese risale almeno al X secolo, quando rientrava nella marca aleramica, per passare poi a Bonifacio del Vasto e alla famiglia Del Carretto, e ancora nel 1393 ai marchesi del Monferrato, che investirono i Del Carretto come signori di Mallare.
Il paese aveva un'importanza strategica non piccola nel Medioevo, tanto da essere difeso da due castelli, uno dei quali chiamato "del Carruggio", di cui restano ancora tratti della cinta muraria e la base di una torre. È un dettaglio che dice molto sul tipo di costruito: un nucleo fortificato, pensato per difendersi, non per essere comodo da attraversare.
La parrocchiale di San Nicola risale al 1570, con la facciata rifatta più avanti e sei cappelle laterali aggiunte nei secoli. Attorno al nucleo antico, case in pietra sparse sul versante che separa le due valli del Bormida.
A Mallare il costruito si legge attorno alle due antiche fortificazioni e ai nuclei rurali del versante.
Il centro conserva tracce delle due fortificazioni medievali, con case addossate e passaggi stretti nati per la difesa, non per un veicolo.
L'accesso va sempre verificato prima. I lavori tipici sono il consolidamento delle murature vecchie e la gestione dell'acqua nei cortili interni.
Fuori dal nucleo storico, il costruito è rurale e sparso, in pietra locale, con terreni spesso acclivi fra le due valli del Bormida.
Muri senza barriera contro la risalita capillare e acqua di versante quasi mai gestita alla costruzione: sono i due problemi più ricorrenti.
Il territorio comunale è modellato dal sistema di due torrenti, con versanti ripidi che richiedono opere di contenimento.
Muri di sostegno che si spanciano, drenaggi mai fatti: prima si verifica il terreno, poi si fonda.
Prezzi indicativi per Mallare. Zona extra rispetto alla nostra area abituale: sopralluogo su richiesta e a pagamento, scalato dal preventivo se accetti il lavoro.
L'acqua va intercettata prima dell'edificio, con dreno, geotessile e tubo che finisce in un punto di scarico reale. Senza quello, ogni impermeabilizzazione dura poco.
Scavo perimetrale, pulizia del muro controterra, guaina e drenante verticale. Si fa da fuori quando si può, perché da dentro si contiene, non si risolve.
Ristilatura dei giunti in calce, ricucitura dei paramenti, ripresa delle parti degradate. Sulla pietra antica si lavora in calce, mai in cemento.
Trincee, livellamenti, basamenti, allacci. Il mezzo passa da aperture di ottanta o novanta centimetri e lavora nei cortili chiusi dei centri storici.
Il punto dove la trave entra nel muro è quello che cede per primo, e in una casa poco abitata nessuno se ne accorge. Si apre, si guarda, si riprende.
Case e rustici chiavi in mano, con un solo preventivo e un solo referente per tutto il cantiere.
Quattro cose, e nessuna riguarda le finiture.
In alta valle è la domanda numero uno. L'acqua che scende dal versante, quella dei pluviali che finisce dove capita, quella che risale nella muratura appoggiata a terra. Un intervento fatto senza rispondere prima a questa domanda risolve il sintomo e lascia in piedi la causa.
Pietra con malta di calce, sasso a secco rinzaffato, laterizio più recente: sono comportamenti diversi. Si capisce dallo spessore, dal bordo di una traccia già aperta, da come suona battendo. Da lì dipende se un fissaggio tiene e se un intonaco ha senso.
Fra case addossate il vincolo non è il cantiere, è il percorso. Larghezza libera dove c'è l'ostacolo, altezza sotto archi e sporti, pendenza e portata di quello su cui deve passare il mezzo. Quattro misure che si prendono col metro in cinque minuti.
In un paese piccolo il posto per il cassone non è scontato, e se occupa suolo pubblico è una pratica con i suoi tempi. Va deciso all'inizio, non quando la squadra è già pronta a partire.
In alta valle la stagione dei lavori esterni è più corta che in pianura, e si accorcia da tutte e due le parti: il gelo arriva prima in autunno e se ne va più tardi in primavera.
Non è una preferenza dell'impresa. Sotto una certa temperatura un intonaco non fa presa come deve, un getto va protetto, una guaina non aderisce. Un lavoro esterno fatto nel mese sbagliato costa uguale e dura meno, e il cliente lo scopre due inverni dopo.
In pratica: drenaggi, muri e opere esterne fra la primavera inoltrata e l'autunno, prima delle piogge. Tutto quello che si fa dentro, invece, si tiene per i mesi freddi.
Quattro, e nessuno riguarda la manodopera.
Su una muratura antica non ferma l'acqua: le toglie la via d'uscita. L'umidità ricompare più in alto, appena sopra la zona rifatta, di solito dopo il primo inverno. È il difetto che troviamo più spesso nelle case sistemate quarant'anni fa.
Un muro nuovo fatto bene ma senza un modo per far uscire l'acqua che gli si accumula dietro si comporta come una vasca. Prima o poi la spinta si vede, e a quel punto il muro è da rifare, non da sistemare.
Una trave può sembrare sana per tutta la sua lunghezza ed essere marcia nei venti centimetri dentro il muro, dove resta umida e non prende aria. È lì che cede, ed è lì che non guarda nessuno.
Il momento in cui si vede il problema è il peggiore per intervenire: terreno carico, accessi molli, giornate corte. Chi chiama a ottobre lavora quasi sempre peggio e paga di più di chi ha chiamato a maggio.
Siamo di Chieri, in provincia di Torino. A Mallare arriviamo da fuori: è zona extra rispetto alla nostra area abituale, e per questo il sopralluogo è su richiesta e a pagamento, scalato per intero dal preventivo se ci affidi il lavoro.
Lo diciamo prima perché serve a chi deve decidere. Per una riparazione singola conviene qualcuno del posto, e lo diciamo noi. Per un lavoro che tiene ferma la squadra qualche giorno, un drenaggio, un muro, il recupero di una casa intera, la trasferta si assorbe nelle giornate e il conto torna.
Cinque passaggi, sempre nello stesso ordine.
Prima di muovere qualcuno guardiamo un video girato piano e le misure grezze. Con quelle diamo un ordine di grandezza in giornata: serve a capire se siamo nello stesso mondo prima di far viaggiare una squadra.
Zona extra vuol dire che il sopralluogo è su richiesta e a pagamento, e si scala per intero dal preventivo se il lavoro lo affidi a noi. È il momento in cui si apre, si batte, si guarda cosa c'è sotto: da lì il numero smette di essere un'ipotesi.
Scriviamo le lavorazioni, i tempi e le incognite: se un appoggio non è stato aperto, se una muratura non è stata sondata, sta scritto, con il modo in cui ci si comporta se sotto si trova di più.
Le date si concordano prima, non si scoprono. Se qualcosa cambia in corsa, si ferma quella voce, si quantifica e si riparte: mai un lavoro eseguito e un prezzo comunicato alla fine.
Si gira insieme, si guarda quello che è stato fatto, e si consegna la documentazione: le foto di quello che è stato coperto, le dichiarazioni degli impianti toccati, il conto che riporta le eventuali varianti.
Non un progetto e nemmeno una planimetria. Ci servono quattro cose che si prendono col telefono in dieci minuti, e con quelle rispondiamo lo stesso giorno.
Un video girato piano, camminando, con la luce del giorno: vale più di venti foto perché mostra i rapporti fra le cose, quanto è alto un muro rispetto a una porta, quanto è stretto un passaggio, come corre una crepa. Le misure grezze delle superfici, anche a passi. Le quattro misure dell'accesso se serve un mezzo. E una frase su cosa vorresti ottenere, che spesso è la parte che sposta di più il preventivo.
Quello che ne esce è un'anteprima, e la chiamiamo così. Serve a te per capire se ha senso continuare a parlarne, e a noi per non far viaggiare una squadra a vuoto. Il prezzo si chiude dopo il sopralluogo a Mallare.
Tre, e sono sempre le stesse.
È la variabile che più di ogni altra separa due preventivi sullo stesso lavoro. Con il mezzo al punto giusto si ragiona in giornate; con il trasporto a mano si ragiona in giornate moltiplicate, e la lavorazione è identica.
Un appoggio di trave, un impianto vecchio, un riempimento al posto di un massetto. Sono cose che non si vedono e che decidono il conto. Per questo un preventivo serio dice anche cosa non è stato verificato.
Terra da scavo e macerie seguono due strade diverse, e il posto dove sostano durante il lavoro non è scontato in un paese piccolo. Va deciso prima: è una voce di costo e a volte anche una pratica.
Su quasi tutti i lavori che facciamo qui, se si toglie l'acqua di mezzo il problema sparisce. Una crepa che si allarga, un intonaco che si sfarina a un metro da terra, un muro che si inclina, una cantina che d'inverno odora di chiuso: sono sintomi diversi della stessa causa.
L'acqua arriva da tre strade e vanno distinte, perché il rimedio cambia. Quella che scorre in superficie lungo il versante si intercetta a monte, prima che prenda velocità. Quella che cammina dentro il terreno si raccoglie con un dreno e va portata via. Quella che risale nella muratura non si ferma con un intonaco: si toglie interrompendo il contatto o dando al muro un modo di asciugare.
Chi confonde le tre spende bene e risolve poco. È il motivo per cui, prima di preventivare, chiediamo sempre dove finisce oggi l'acqua dei pluviali e cosa succede al terreno dopo due giorni di pioggia.